Riscossione crediti insoluti: il fermo amministrativo

 Cosa si rischia quando non si paga una cartella esattoriale? Ebbene, attraverso l’operato di un agente per la riscossione, le Regioni, i Comuni, l’INPS, ma anche l’Agenzia delle Entrate, possono provvedere, al fine di riscuotere i crediti insoluti, a procedere al fermo amministrativo una volta trascorso il termine di Legge di sessanta giorni per il pagamento della cartella esattoriale. Con la procedura del fermo amministrativo, che non è altro che una pratica coattiva e forzosa di riscossione del credito, l’agente della riscossione punta a riscuotere il credito, che può essere costituito da  tasse, contributi previdenziali, ma anche il canone RAI, attraverso il pignoramento di beni mobili e immobili. Per il pagamento tramite cartella esattoriale di piccoli importi, di norma viene recapitato al soggetto che deve pagare un sollecito, ma quando l’importo è elevato si passa subito all’invio del “preavviso di fermo“; nel caso in cui il soggetto che deve pagare non provvede a saldare il dovuto, si passa all’iscrizione del provvedimento e, per gli importi elevati, al “fermo” dell’autoveicolo o di più autoveicoli intestati al debitore.

Federalismo fiscale e Carta delle Autonomie

 Prima l’autonomia fiscale e finanziaria dei Comuni e poi si potrà parlare di federalismo fiscale. Questa l’idea di Sergio Chiamparino, presidente dell’Anci, durante un forum all’Ansa. L’oggetto del forum: riforme, federalismo e Carta delle Autonomie. Secondo il presidente occorre una grande tassa locale, non importa quale ma deve garantire entrate certe:

Può essere l’Iva, può essere una forma di compartecipazione all’Iva o all’Irpef, – ha affermato Chiamparino – può essere una ridefinizione della tassazione sugli immobili, compresa anche delle tasse di registro, ripensate in maniera tale che siano i Comuni a determinarne le aliquote e le modalità attuative e gestionali. Questo é il banco di prova del federalismo fiscale. Noi abbiamo chiesto che per il 2010 ci sia chiarezza su questo punto. E se entro quella data i decreti attuativi non dovessero essere ancora pronti, la questione deve essere affrontata in Finanziaria. Sarà la prova del nove per capire se nelle intenzioni del governo e soprattutto della Lega Nord il federalismo fiscale è davvero la strada per il processo di modernizzazione responsabile della pubblica amministrazione o se è uno straccio, una bandiera da campagna elettorale.

Niente aumento per i pagamenti del modello Unico 2009 con scadenza a luglio

 Il ministero dell’Economia sta procedendo con una sorta di doppio passo per quel che riguarda le dichiarazioni dei redditi di quest’anno: dopo l’introduzione di Gerico, ecco che da via XX settembre viene dato il via libera per la revisione degli interessi sui pagamenti a rate e, inoltre, viene confermato che i pagamenti del modello Unico 2009 che verranno effettuati entro la scadenza del 16 luglio potranno evitare l’aumento dello 0,40% (misura solitamente ideata per chi adempie un mese dopo il primo termine, che è il 16 giugno appunto). Cosa ha spinto il ministero a non “penalizzare” i contribuenti che pagheranno tra poco meno di due mesi? Anzitutto, ci sono motivazioni legate al ritardo per il rilascio del modello preposto al calcolo dei ricavi per i contribuenti sottoposti agli studi di settore: il software abbisogna di lunghi tempi per la sua completa elaborazione e l’abolizione del sovraprezzo è una sorta di compensazione a questo ritardo. Il provvedimento in questione comunque non è ancora stato portato a compimento e bisognerà capire se riguarderà solo i contribuenti sottoposti agli studi di settore oppure verrà poi applicato a tutti: attualmente, si è più propensi per un’applicazione ridotta.

 

Aliquote IRPEF 2009: le aree di esenzione

 Nel nostro Paese non tutti i lavoratori ed i pensionati sono obbligati ai fini IRPEF a pagare le tasse. Con l’ultima revisione degli scaglioni effettuata negli anni scorsi, infatti, la vecchia “no tax area” ha lasciato spazio ad un’area di esenzione dall’IRPEF in concomitanza con l’entrata in vigore del meccanismo delle detrazioni di imposta al posto delle “vecchie” deduzioni fiscali dal reddito. Ebbene, lo ricordiamo, l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) è progressiva, ragion per cui si applica a scaglioni in base al reddito conseguito ed ai componenti del proprio nucleo familiare. Pur tuttavia, se il reddito del lavoratore o del pensionato è al di sotto di una determinata soglia, scatta l’esenzione con la conseguenza che ai fini IRPEF il contribuente non è tenuto a pagare nulla; l’area di esenzione, inoltre, tende ad ampliarsi in funzione del numero di familiari a carico.

Tassazione separata per il Tfr se l’azienda viene trasferita

 La risoluzione 135/E dell’Agenzia delle Entrate è entrata nel merito del trasferimento dei dipendenti che lavorano in un ramo d’azienda ceduto: ai fini fiscali, questo ambito non ha come immediata conseguenza la cessazione del rapporto di lavoro, nel caso in cui non è stata prevista l’erogazione di competenze da corrispondere all’atto della normale cessazione del rapporto di lavoro (come ad esempio il caso del trattamento di fine rapporto). Quindi, le somme che sono percepite dagli stessi dipendenti per la rinuncia al vincolo di solidarietà sono escluse dal regime fiscale di favore, vale a dire la tassazione separata. L’Agenzia è intervenuta in proposito per portare chiarezza in un caso di cessione aziendale: infatti, a seguito della cessione del ramo farmaceutico di una azienda, i sindacati avevano siglato un accordo con cui la società cedente doveva provvedere all’erogazione di un certo numero di mensilità lorde a favore di ogni lavoratore a tempo indeterminato e impiegato nel ramo ceduto.

 

Partita Iva: aumentano quelle aperte da stranieri

 Gli stranieri vantano uno spirito imprenditoriale che non ha nulla da invidiare agli italiani. In base ad un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese 2008, 2007 e 2000, relativi alle imprese individuali, la Lombardia vanta partite iva da tutto il mondo: primi risultano gli egiziani (sono 6.562), poi i rumeni (6.248), i marocchini (6.036), i cinesi (5.686) e gli albanesi (4.637). In soli dieci anni sono triplicate le imprese straniere. Sono infatti circa 54 mila gli imprenditori stranieri in Lombardia nel 2008: cinesi a Brescia e Mantova, egiziani a Milano, marocchini a Bergamo, rumeni a Brescia, Pavia e Cremona, albanesi a Varese.

Martedì scorso durante l’incontro sugli immigrati imprenditori “I colori del mondo”, promosso da Acli, associazioni e comunità straniere di Varese e provincia, gli imprenditori stranieri e non hanno potuto assistere ad una tavola rotonda dedicata agli immigrati imprenditori in Italia. Tuttavia durante l’incontro é emerso un altro dato: tra le “partite IVA straniere” a volte si nascondono forme di lavoro subordinato. Qualcuno, per evitare di assumere lo straniero preferisce che quest’ultimo apra partita Iva e sia del tutto indipendente.

Categorie IVA

Nuovi studi di settore: ecco chi paga più tasse

 Nei giorni scorsi, l’Agenzia delle Entrate ha provveduto a mettere a disposizione dei contribuenti soggetti agli studi di settore il software “Gerico 2009” al fine di ricavare il valore dei ricavi e dei compensi presunti rispetto a quelli che effettivamente sono stati conseguiti. “Gerico 2009” è stato presentato con i “correttivi anticrisi”, ovverosia con delle sezioni aggiuntive che tengono conto della crisi economica e che quindi contribuiscono rispetto alla media storica a far abbassare a carico del contribuente il volume d’affari o dei compensi per lo studio di settore di competenza. Ma con “Gerico 2009” il contribuente che vuole “adeguarsi” allo studio di settore paga realmente meno tasse? Ebbene, in base ad un Rapporto a cura della CGIA di Mestre, senza un “rimodellamento” degli studi di settore ci sono alcune categorie di contribuenti che rischiano seriamente di dover pagare più tasse rispetto allo scorso anno.

Ici su eolico e fotovoltaico

 Le fonti di energia rinnovabile devono pagare l’Ici. La tassa che abitualmente si paga sugli immobili riguarda soprattutto gli impianti eolici e fotovoltaici. Questo secondo una risoluzione (n. 3 del 2008) dell’Agenzia del territorio. La legislazione italiana quindi impone l’ici sui pannelli fotovoltaici considerandoli come dei normali edifici industriali e quindi sottoponibili alla tassa. Oggi a Roma, nel corso del Forum Qualenergia, l’amministratore delegato di Unendo energia, Enrico Bruschi denuncia infatti il pagamento di 150.000 euro all’anno di Ici per impianto eolico da 36 Mw:

Il comune vuole l’imposta che va a sommarsi alle royalties per aver accettato di ospitare l’impianto nel proprio territorio. Per determinare la tassa, si é risaliti al valore catastale in base all’investimento, con un’attualizzazione a un certo anno, che é diventata la base su cui si paga tra il 5 e il 7 per mille.

Niente bollo per i versamenti in c/c a favore dei Vigili del fuoco

 È molto interessante la precisazione inclusa nell’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate, la risoluzione 133/E, pubblicata proprio nella giornata di ieri: il documento ha infatti previsto l’esenzione dall’imposta di bollo per quanto riguarda le ricevute dei pagamenti che sono stati erogati per mezzo di un conto corrente postale a favore dei Vigili del fuoco. Dunque, la reale effettività dell’esenzione va ad operare solamente nel caso di corresponsione tramite bollettino. La risoluzione dell’Agenzia ha introdotto questa precisazione a seguito della richiesta da parte degli stessi Vigili del fuoco, il cui dipartimento aveva chiesto di conoscere se le ricevute dei versamenti per mezzo di un conto corrente postale dovessero essere sottoposte all’imposta di bollo nel caso di un pagamento superiore ai 77,47 euro. Appunto, l’Agenzia delle Entrate ha voluto sgombrare ogni ombra di dubbio, chiarendo che il bollo, in questo caso, non è mai dovuto, in quanto si tratta di una casistica rientrante nelle eccezioni introdotte dal D.P.R. 642/1972 che disciplina proprio questo tributo.

 

Documenti rilascio social card: nessuna imposta di bollo è dovuta

 L’imposta di bollo non può trovare applicazione in merito ai documenti richiesti per ottenere la carta acquisti, detta più comunemente social card. A farlo presente è stata l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione numero 130/E, pubblicata sul proprio sito Internet, in virtù del fatto che la richiesta della documentazione è assimilabile a quella di richiesta e di conseguimento dei sussidi. Ne consegue che non è dovuta l’imposta di bollo sui certificati nei quali si attesta la composizione del nucleo familiare del soggetto che richiede la carta acquisti, visto che la social card non è altro che uno strumento avente finalità chiare di prestazione assistenziale per il pagamento delle bollette della luce e del gas e per l’acquisto dei generi alimentari. La social card in Italia è già in possesso da parte di circa 600 mila cittadini, anche se l’attuale Governo in carica aveva previsto almeno il doppio delle adesioni; il beneficio, rispettati i requisiti di reddito e tutti gli altri previsti, è destinato agli over 65 ed ai bambini con un’età inferiore ai tre anni.

Tassa sui ricchi per garantire assegno di disoccupazione a precari

 Cosa si può fare per uscire indenni (il più possibile) dalla crisi? Come affrontarla? Qualcuno prontamente risponde: una tassa sui redditi alti per aiutare chi é più in difficoltà a causa della crisi. La proposta arriva dal segretario del Pd Franceschini che, immaginando la sua vita da premier elenca le tre iniziative che prenderebbe a favore dei cittadini meno agiati e più colpiti dalla recessione:
– un’assegno mensile di disoccupazione per il co.co.pro e chi poi perde il posto e passa a zero euro;
– una misura per le piccole imprese che garantisca l’accesso al credito e riduca l’acconto Irpef di giugno al 20%;
– una misura per i poveri assoluti, circa 1 milione di famiglie ovvero tre milioni di persone. Per questa ultima categoria Franceschini proporrebbe

Terzo “compleanno” per Europe Direct, la rete europea di informazione fiscale

 La rete Enterprise Europe ha recentemente festeggiato il suo terzo compleanno e si può affermare a ragione che si tratta di un compleanno allietato dal successo che ha caratterizzato nel corso del tempo l’iniziativa della Commissione Europea. L’obiettivo principe di questa rete di informazione fiscale, ma non solo, è quello di potenziare l’efficacia dei centri sul territorio e favorire la sinergia tra gli stessi. Si tratta ormai di una realtà consolidata e sono i dati a confermarlo: i 500 punti di contatto e i 4.000 esperti rappresentano infatti la più vasta rete europea di servizi per le imprese. Le tematiche di maggior interesse per i cittadini europei che vengono affrontate dalla rete riguardano ovviamente anche il settore fiscale e tributario. I 27 stati dell’Unione Europea possono ora beneficiare di una struttura di antenne locali, la cosiddetta “rete di informazione Europe Direct”, la quale ha il compito di diffondere in maniera capillare fatti e cifre relativi alle politiche dell’Europa, anche attraverso l’importante contributo delle università più importanti. Per quel che concerne l’Italia, informazioni a carattere fiscale riguardanti le politiche dell’Ue possono essere apprese nei 46 centri informativi dislocati nelle varie zone del paese.

 

Tasse e contributi: pressione fiscale troppo alta anche nel mondo calcistico

 Negli ultimi anni il nostro Campionato di Calcio di Serie A ha perso molti dei suoi talenti, i quali sono andati a giocare all’estero, così come portare in Italia un campione affermato è diventato sempre più difficile. E’ più facile che i fuoriclasse vadano a giovare in Spagna ed in Inghilterra piuttosto che nel nostro Paese, e quando si riesce a mettere a contratto qualche stella gli ingaggi richiesti sono così elevati che solo due/tre squadre di Serie A attualmente se li possono permettere. La causa di tutto ciò non è solamente legata ai soldi, che attualmente nel nostro calcio scarseggiano, ma anche ad una tassazione che rende l’Italia un Paese meno competitivo rispetto a Paesi come la Spagna e l’Inghilterra. A metterlo in evidenza nelle ultime ore, nel corso di un’intervista radiofonica, è stato anche l’attuale Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il quale ha sottolineato come per dare un netto di 100 ad un calciatore la società, tasse comprese, debba pagare in Italia oltre 200, mentre in paesi come Spagna ed Inghilterra su 100 netti dati al giocatore il club spende complessivamente tra i 130 ed i 140.

Compartecipazione: é una tassa sui disabili

 Le richieste delle famiglie dei disabili e delle associazioni che li assistono si sono fatte sentire. In questi giorni hanno protestato contro la norma che prevede una compartecipazione alla spesa per l’assistenza sanitaria delle persone disabili in strutture semi-residenziali o residenziali. La norma dovrebbe ancora essere accolta e l’auspicio é, come abbiamo appena detto, che non venga assolutamente approvata. La regione si schiera dalla parte dei disabili e delle loro famiglie: all’unanimità, il consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno con il quale la giunta promette di attivarsi per modificare la norma.

La ratio della norma era quella di colamre il deficit della sanità nazionale portando la Regione ad applicare il vecchio decreto ministeriale che prevede la compartecipazione alla spesa. In realtà la stessa regione si é opposta, definendo la norma una vera e propria tassa sulla disabilità.