Il fiscal cliff negli Stati Uniti

di Redazione 2

Se l’Europa è alle prese con l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie da applicare nei diversi Stati membri, anche gli Stati Uniti hanno diversi nodi da risolvere, soprattutto dal punto di vista fiscale. In particolare tengono banco le discussioni in materia di Fiscal Cliff, provvedimenti che dovrebbero aumentare le tasse e tagliare le spese statali. In particolare occorrerà verificare se vi siano margini di intesa tra il presidente Barack Obama ed il leader repubblicano della Camera John Boehner. Dalle ultime notizie trapelate sembra che l’accordo sia in dirittura di arrivo, grazie soprattutto alle concessioni fatte dal leader repubblicano: aumento di tasse anche per i redditi più elevati e possibilità di innalzare l’attuale debito pubblico, fermo a quota 16.934 miliardi di dollari, che presumibilmente verrà sforato a Marzo 2013 (con conseguente apertura di uno stato di crisi e rischio default).

 
Grazie alla possibilità di aumentare le tasse le tasse anche a chi guadagna oltre un milione di dollari all’anno (sono circa 433.00 i cittadini americani interessati) si introiteranno maggiori entrate per 460 miliardi in dieci anni. L’aliquota dovrebbe passare dall’attuale 35 % al 39,6 %, ma il presidente Usa inizialmente aveva proposto un innalzamento delle tasse per una platea più vasta: tutte le famiglie che denunciano oltre 250 mila dollari annui. Insieme all’incremento delle tasse il piano Obama prevede anche investimenti per infrastrutture per circa 50 miliardi di euro e ulteriore rafforzamento dello stanziamento per sussidi di disoccupazione per circa 150 miliardi. L controproposta democratica prevede invece robusti tagli di spesa in diversi settori: sanità, pensioni, social security, ecc.

L’accordo sembra quindi in dirittura d’arrivo anche perché un irrigidimento delle parti non gioverebbe a nessuno e aprirebbe scenari apocalittici. In caso di un nulla di fatto vi sarebbero infatti ingenti riduzioni di spesa e tagli di tasse, che nel 2013 sarebbero pari ad almeno 600 miliardi e che potrebbero portare gli USA in fase recessiva. Le agenzie di rating dovrebbero rivedere in negativo il loro giudizio sul debito pubblico con la conseguente caduta di borse ed altri listini.

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