Donne: paghiamo più tasse ma vogliamo servizi migliori

di Laura Commenta

 Le donne sono le protagoniste dello scenario economico ed anche fiscale. Il profilo che emerge dall’indagine promossa dalle Acli, ‘Donne: uno sguardo diverso sull’economia?’ (presentata nei giorni scorsi a Roma in occasione di un seminario organizzato dal Dipartimento Welfare, il Coordinamento donne e i Giovani delle Acli), é quello di donne fiduciose, che hanno alte aspettative nei confronti delle politiche pubbliche. Sono oltre mille in 48 province italiane, le donne intervistate inoltre sarebbero disposte a pagare persino più tasse a fronte di più servizi (il 63% delle donne). E, tra questi, soprattutto servizi per l’infanzia (40%). Nella vita quotidiana, in particolare, le donne vorrebbero poter beneficiare di più congedi lavorativi per conciliare famiglia e lavoro (41%).

Sono comprensibilmente contrarie all’innalzamento dell’età pensionabile (63%), perchè ritengono necessario considerare tutto il percorso lavorativo femminile e non solo la sua conclusione (40%). Non mancano le femministe che invece si dicono d’accordo 811%) e ritengono che l’allineamento dell’età pensionabile femminile a quella maschile sia un segno di parità. Il 21% accetterebbe di andare in pensione più tardi solo se ciò comportasse maggiori servizi per la cura della famiglia.

E per quanto riguarda le tasse? Sarebbero disposte a pagarne anche di più, purchè la contropartita fosse un miglioramento dei servizi. In generale,la maggioranza delle intervistate ritiene che servizi fondamentali come quello sanitario nazionale non debbano essere privatizzati ma restare pubblici (60% contro il 24% che invece è d’accordo).

Le donne sono il vero motore della possibile ripresa del Paese – afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero commentando i risultati dell’indagine – Le donne insieme ai giovani sono i soggetti sicuramente più esposti alle conseguenze dell’attuale crisi economica, in particolare rispetto alla possibilità di perdere il posto di lavoro. Mostrano le maggiori capacità di tenuta e di uscita dalla crisi, nella la voglia di rischiare un nuovo protagonismo, fondato sull’auto-imprenditorialità e insieme su una spiccata sensibilità per le questioni sociali ed ambientali.