Riforma Partita Iva, cosa cambia?

di Sofia Martini Commenta

La riforma sulle partite Iva è in atto. Le novità arriveranno da un momento all’altro. Nella fattispecie, i primi interventi avranno effetto con ogni probabilità entro la fine di questo mese, in ottemperanza al decreto semplificazioni attuativo della delega fiscale (Dlgs 175/2014), mentre per i restanti bisognerà aspettare la prossima Legge di Stabilità.

In ballo vi è dunque un nuovo pacchetto di interventi per imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi, il governo mira a semplificare il rapporto tra Fisco e titolari di partita IVA, così da rendere gli adempimenti fiscali meno onerosi e più snelli.

In particolare si attendono l’abbandono degli studi di settore, l’introduzione di una flat tax e l’esenzione Irap dei piccoli studi con un solo dipendente.

Così gli esperti:

In seguito alla riforma delle partite IVA allo studio e per effetto della cd flat tax, tutte le imprese personali che lasciano utili in azienda non saranno più assoggettate ad una tassazione progressiva (Irpef), bensì ad una proporzionale (Ires). Potrebbe inoltre essere applicato il cd criterio di cassa per la determinazione del reddito prodotto dalle imprese personali in regime di contabilità semplificata. In questo modo anche le PMI sarebbero equiparate ai liberi professionisti per quanto riguarda il pagamento delle tasse su quanto hanno realmente guadagnato.

Tuttavia non saranno abbandonati esclusivamente gli studi di settore, che ormai hanno palesato la loro inadeguatezza. Si parla anche di un imminente abbandono dello spesometro. Inoltre saranno cancellate alcune comunicazioni oggi previste:

  • assegnazione dei beni ai soci;
  • finanziamento ai soci;
  • operazioni black list;
  • dichiarazioni d’intento.

Un’altra novità importante riguarda l’impossibilità per il Fisco di chiedere documentazione di cui è già in possesso. Facciamo l’esempio di un contribuente che nel 2016 ha inviato le comunicazioni sugli immobili detenuti all’estero. Costui non dovrà farlo anche nel 2017, a meno che non ci siano state delle variazioni di rilievo.

In conclusione occorre segnalare alcuni interventi destinati a favorire l’apporto di capitali mediante canali alternativi a quello bancario. Tra le misure già anticipate dal Governo in questa direzione citiamo:

  • detassazione per i piani d’investimento a lungo termine;
  • interventi ad hoc per i fondi pensione;
  • rilancio dei minibond.