Riduzione tasse e aumento dei consumi

di giannip Commenta

Le famiglie italiane hanno bisogno di recuperare potere d’acquisto per poter andare avanti a causa non solo della crisi ma anche dei rincari, delle minori entrate legate a cassa integrazione e licenziamenti che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi due anni. Se le famiglie con figli pagassero meno tasse, spenderebbero di più in edilizia, beni di consumo, trasporti, comunicazioni, sanità e istruzione. Secondo alcuni semplici calcoli relativi a leggi economiche infatti una riduzione delle tasse porterebbe ad un aumento del reddito disponibile e dunque più propensione al consumo. Le risorse che il Paese investirebbe per agevolare le famiglie contribuirebbero a rilanciare l’economia. E’ la conclusione a cui é giunta la ricerca presentata a Roma dall’Associazione nazionale dei tributaristi Lapet, insieme al Forum delle Associazioni Familiari, discutendo sulle conseguenze legate all’introduzione di un fisco amico delle famiglie numerose.

Secondo la ricerca di Lapet, si è ipotizzata una riduzione delle tasse alle famiglie di 16,9 miliardi di euro, che verrebbero quindi a mancare allo Stato, ma 2,5 mld sarebbero recuperati subito in termini di Iva (la gente spenderebbe di più), 12,7 mld rientrerebbero grazie alla crescita dei consumi locali e 3,8 mld grazie ai maggiori introiti fiscali generati dall’aumento dei consumi. Nei primi due mesi dell’anno il bollettino del dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia sottolinea che le entrate per lo Stato hanno registrato una crescita del 3,8%, raggiungendo i 59 miliardi di euro grazie all’incremento del 5,4% per le imposte dirette, mentre quelle indirette aumentano dell’1,6%.

Ovviamente ci sarebbe anche una riduzione della disoccupazione, sarebbero assunte nuove persone per far fronte alla crescita dei consumi. Sarebbero garantiti, secondo lo studio, 150-200 mila posti di lavoro in più, e le famiglie sotto la soglia di povertà diminuirebbero. Il Fattore famiglia, così è stato chiamato l’intervento, andrebbe a beneficio soprattutto del Sud (43% delle famiglie; investimenti per 7 miliardi di euro) e delle Isole (26%; 4 miliardi), dove ci sono più famiglie in difficoltà.