L’ultima decisione fiscale dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (Aams) è stata definita addirittura come “clamorosa”: in effetti, l’ente in questione ha reso pubblica una circolare che mette ben in evidenza il trattamento tributario da riservare al mercato delle scommesse e al cosiddetto gioco offshore in generale. I Monopoli hanno dunque deciso di fare chiarezza in merito all’imposta unica sulle scommesse e sui concorsi a pronostici, così come emerge da un testo normativo ben preciso, la Legge 220 del 2010 (le disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, per intenderci la legge di stabilità relativa al 2011). Le novità riguardano anche il web e gli operatori di nazionalità straniera.
Alle Nazioni Unite si discute della tassa su internet
Si può tassare anche internet? Secondo le Nazioni Unite la proposta è fattibile e in effetti, la prossima assemblea dell’organizzazione, vale a dire il cosiddetto Itu (International Telecommunication Union) sarà decisivo per discutere su una misura del genere: in pratica, l’idea è quella di tassare la rete e di far pagare gli importi alle grandi società private che vi operano. Il meeting in questione è previsto per la fine dell’anno, ma le discussioni sono attive già da ora, anche perché bisogna capire quale sarà il futuro del web. I firmatari del programma a cui si sta facendo riferimento sono i rappresentati di una lobby europea, un progetto che ha fatto storcere il naso agli Stati Uniti.
Scadenze fiscali giugno 2012: la cedolare secca
Tra le varie scadenze fiscali che la nostra amministrazione finanziaria ha fissato in questo mese di giugno, una delle più importanti è quella relativa alla cedolare secca. Come è noto, si tratta dell’imposta che è stata introdotta dall’Agenzia delle Entrate nel 2011 per sostituire la precedente tassazione delle locazioni immobiliari: in pratica, non è altro che un regime opzionale che ricomprende ben tre elementi, vale a dire l’Irpef e le relative addizionali, l’imposta di registro e quella di bollo. Il 18 giugno prossimo, quindi tra nove giorni esatti, sarà il termine ultimo e utile per i locatari, le persone fisiche, i proprietari e coloro che sono titolari di diritti reali di godimento per quel che concerne le unità immobiliari abitative e locate.
Differenza tra spesometro e redditometro
Tra gli strumenti a disposizione del fisco per prevenire e contrastare l’evasione fiscale, rientra anche lo spesometro, attivo dal 2011. Il sistema consente alle autorità di tracciare le spese oltre una certa soglia su cui vengono poi fatti gli accertamenti del caso; in pratica per ogni acquisto superiore ad una certa soglia (corrispondente a 3600 euro iva inclusa) il commerciante è costretto a richiedere il codice fiscale del cliente ed a comunicarlo all’Agenzia delle Entrate insieme alla cifra spesa per l’acquisto dei beni.
I dati raccolti vengono poi passati al vaglio alla ricerca di un elemento ben preciso; viene fatto un confronto tra le spese sostenute dal singolo e la sua dichiarazione dei redditi (che, in molte circostanze, non viene neanche fatta) e si valutano eventuali anomalie tra le spese sostenute (e quindi il tenore di vita) ed i guadagni dichiarati.
Nessuna detrazione con i bonifici incompleti
Avete compilato un bonifico bancario in maniera incompleta? Allora rischiate seriamente di non beneficiare della detrazione del 36% relativa agli interventi di ristrutturazione dal punto di vista edilizio: è questo il succo principale della risoluzione 55/E diffusa e pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, la quale è entrata nel merito di un caso specifico. In effetti, la nostra amministrazione finanziaria ha sancito come l’assenza del riferimento normativo alla legge 449 del 1997 all’interno della causale del bonifico stesso rende quest’ultimo carente. Lo stesso discorso vale anche in caso di “dimenticanza” del codice fiscale e del numero di partita Iva di quel soggetto che deve beneficiare del versamento.
Tassazione sui conti esteri
Con il decreto Salva-Italia, il Governo Monti aveva definito la tassazione proporzionale relativa ai conti correnti detenuti all’estero in Paesi che garantivano un corretto scambio di informazioni. Le quote interessavano conti correnti e conti deposito ed erano così ripartite:
1 per mille in relazione al 2011, 1 per mille in relazione al 2012 e 1,5 per mille nel 2013. Gli scaglioni erano applicati a tutti i conti correnti detenuti all’estero senza un minimo di deposito.
Il Governo Tecnico in carica portato avanti da Monti ha definito poi con il DL 16/2012 la nuova regolamentazione relativa ai conti correnti detenuti all’estero. I dettagli circa la tassazione dei conti correnti o conti deposito (con o senza interessi indifferentemente) si leggono nel DPR 642/1972, articolo 8 comma H:
Il redditometro applicato alle autovetture
Il calcolo complessivo del redditometro non può fare a meno degli acquisti delle autovetture: in effetti, questi ultimi sono essenziali per ricostruire il reddito minimo presunto di un determinato contribuente, ma ovviamente tutto dipende dalla potenza e dalla cilindrata del veicolo stesso. Il possesso dell’auto è dunque determinante da questo punto di vista, ma non bisogna confondersi, visto che si potrebbe essere tentati dal visionare le tabelle dell’Aci per capire a quanto ammonta il reddito; in realtà, queste stesse tabelle si riferiscono ai fringe benefit e ai rimborsi chilometrici, mentre per capire gli effettivi cavalli fiscali di un mezzo è necessario distinguere tra il livello di cilindrata e quello di alimentazione (il tipo di carburante insomma).
Come ottenere le detrazioni Imu prima casa
La pressione fiscale italiana ha il suo culmine con la reintroduzione dell’ICI, che ora si chiama IMU. Siamo ormai prossimi al pagamento della prima rata dell’odiata tassa e tra la confusione generale rispetto le aliquote e le pertinenze spunta fuori un nuovo decreto che propone l’esenzione dell’IMU sulla prima casa.
Secondo una prima proposta emersa nella giornata di ieri sembrerebbe che si voglia eliminare l’IMU per i primi due anni sugli immobili adibiti a prima casa di valore inferiore ai 200 mila euro. Il provvedimento dovrebbe mirare alla rivalutazione del mercato immobiliare, ormai completamente fermo a causa della crisi; il rischio per l’Italia di arrivare a situazioni estreme come quella Spagnola è ancora alto e di certo la re-introduzione dell’ICI rende ancora più difficoltosa la ripresa.
Le sanzioni per il mancato invio dello spesometro
La comunicazione dello spesometro deve prestare la massima attenzione a tutte le sanzioni e le multi in cui si può incorrere: cosa rischiano esattamente quei contribuenti che si rendono protagonisti di una comunicazione incompleta o errata dei dati in questione, oppure che non rispettano i termini temporali stabiliti in questo caso? Vi sono diverse sanzioni pecuniarie a cui fare riferimento, per un importo minimo di 258 euro e per uno massimo di 2.065 euro. Le disposizioni in tal senso da parte della nostra amministrazione finanziaria sono in vigore da un anno e mezzo e prevedono anche dei rimedi.
Come si calcola il codice fiscale?
Il codice fiscale è una sequenza alfanumerica di caratteri che contraddistingue ai fini fiscali in modo univoco i cittadini italiani. La sua introduzione risale al 1973 e precisamente è stato ufficializzato con il decreto legge del Presidente della Repubblica n° 605 del 29 Settembre. Il fine del Governo era quello di controllare in modo più efficiente l’amministrazione finanziaria creando anche l’anagrafe tributaria. Ad ogni cittadino italiano viene attribuito un codice fiscale dall’Agenzia delle Entrate secondo un metodo di calcolo noto secondo cui vengono presi precisi caratteri dai dati anagrafici al fine di ricavare la stringa che è poi il vero e proprio “codice fiscale”.
Mentre per le persone fisiche il codice fiscale è composto da sedici caratteri alfanumerici, per le persone giuridiche è invece un numero di 11 cifre.
Come si calcola il codice fiscale?
Novità nuovo redditometro
Se la pressione fiscale continua ad aumentare, è perchè fondamentalmente vi è qualcosa di estremamente sbagliato di fondo nei conti pubblici e per assurdo l’aumento delle tasse non può che peggiorare la situazione di questo passo. Più tasse vuol dire più aspettative di guadagno per Stato ed Istituzioni ma vuole anche dire che chi non potrà pagare non lo farà ed in questo modo le aspettative non corrisponderanno mai alla reale raccolta, mettendo ancora una volta in difficoltà lo Stato.
L’azione del fisco dovrebbe essere quindi a monte; prima bisogna risanare quella parte di Italia che non funziona, per poi lavorare “di fino” aumentando le imposte, ma solo dopo il rilancio dei consumi e del mondo del lavoro.
Un altro passo importante per la lotta all’evasione e quindi alla pressione fiscale è stato fatto con le novità sul redditometro; il redditometro è in pratica il meccanismo che ha il fine di comparare il reddito dichiarato con le spese sostenute e quindi con il tenore di vita. Sul reddito dichiarato vi sono degli standard sul tenore di vita di un soggetto che se superati fanno scattare l’allarme all’Agenzia delle Entrate (il classico esempio dei possessori di barca che guadagnano meno di un operaio normale).
Come funziona la nuova IRI sulle imprese
Il nome fa pensare a qualcos’altro, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, ma ormai bisognerà abituarsi ad associare la sigla Iri all’ambito tributario: si tratta, infatti, dell’Imposta sul Reddito Imprenditoriale, una misura introdotta di recente dal governo Monti e che ha modificato alcuni aspetti del regime fiscale dei professionisti. Si sta parlando di uno dei cardini della riforma fiscale tanto discussa nei mesi precedenti, il quale ha di fatto messo sullo stesso livello le partite Iva e le imprese attraverso il blocco della determinazione del reddito con il cosiddetto criterio di cassa. Questa imposta prevede che la base imponibile sia calcolata attraverso la differenza tra i ricavi e i costi che sono stati maturati in maniera effettiva.
A Cagliari si chiude il biennio 2011-2012 di Fisco e Scuola
Cagliari ha assistito alla cerimonia di chiusura del biennio 2011-2012 di Fisco&Scuola, l’ormai celebre iniziativa che l’Agenzia delle Entrate ha diffuso in molti istituti per trasmettere i valori della cultura fiscale: al Convitto Nazionale Statale Vittorio Emanuele II del capoluogo sardo, infatti, sono state accolte tutte quelle scuole locali che hanno vinto il concorso relativo agli elaborativi più rappresentativi da questo punto di vista. Il bilancio può essere definito senza dubbio come “positivo”. In effetti, dopo ben otto anni dal debutto ufficiale, questo progetto è riuscito via via a migliorarsi, facendo partecipare in questa ultima edizione 4.500 studenti e novantaquattro scuole, divise tra elementari, medie e superiori. Le iniziative dei funzionari della nostra amministrazione finanziaria, inoltre, sono state ben 130.
I finanzieri alle prese con i paradisi fiscali
Più di 4,5 miliardi di euro: è questo l’ammontare esatto che la Guardia di Finanza ha quantificato per quel che concerne i redditi che non sono stati dichiarati, ma comunque scoperti nei primi cinque mesi di questo anno. Il recupero in questione non è casuale, visto che si sta facendo riferimento al contrasto agli illeciti tributari internazionali che le Fiamme Gialle hanno intensificato da diverso tempo a questa parte. Insomma, i paradisi fiscali esercitano ancora un appeal fortissimo sui contribuenti del nostro paese. Nel dettaglio, si ricorre soprattutto a delle stabili organizzazioni, con le società estere che non provvedono a dichiarare nulla, senza dimenticare le residenze in questi stessi “paradisi”.