Cultura: le erogazioni liberali vanno comunicate entro il 31 gennaio

di Redazione Commenta

C’è dunque tempo fino alla fine di questo mese per provvedere all’invio dei dati da parte di quelle imprese che hanno effettuato delle erogazioni liberali in cultura nel 2009: in particolare, si dovranno comunicare al ministero per i Beni e le Attività culturali, attraverso la modalità telematica, l’importo totale di tali donazioni, oltre alle informazioni anagrafiche del contribuente (compresi ovviamente anche i dati fiscali) e i relativi beneficiari. Quali sono i destinatari specifici di queste erogazioni? Anzitutto, queste ultime sono deducibili dal reddito dell’impresa secondo quanto disposto dal Tuir, e inoltre sono destinate allo Stato, alle regioni, agli enti pubblici, alle fondazioni e associazioni, vale a dire tutti quegli enti che svolgono la propria attività nel settore dello spettacolo e dei beni culturali.

 

Uno dei requisiti richiesti, comunque, è il non perseguimento dello scopo di lucro; non bisogna poi dimenticare che nell’atto costitutivo della società deve essere espressamente previsto lo svolgimento delle attività. Il 31 gennaio sarà, tra l’altro, il termine ultimo anche per le comunicazioni dei beneficiari delle donazioni, soprattutto per quel che riguarda le generalità, l’importo delle somme e la specificazione delle attività. Il Mibac provvederà poi a trasmettere tutti i dati ricevuti all’Agenzia delle Entrate entro il prossimo 31 marzo. Secondo quanto pubblicato dallo stesso ministero, nel 2008 si è assistito a una leggera flessione delle erogazioni in cultura, un evidente segnale che la crisi economica ha colpito anche questo settore.

 

Dal punto di vista geografico, inoltre, i beneficiari di questa generosità fiscale sono concentrati soprattutto in Lombardia (oltre 10 milioni di euro), nel Lazio (oltre 7 milioni) e nel Veneto (3 milioni). Infine, c’è da aggiungere che le donazioni più sostanziose sono state riservate alla Fondazione del teatro della Scala di Milano, all’Accademia nazionale di Santa Cecilia e alla Fondazione del teatro dell’Opera di Roma, dimostrando una prevalenza del settore dello spettacolo su quello dei beni culturali.