A marzo partirà il nuovo redditometro

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Il tanto atteso nuovo redditometro determinerà il tenore di vita in base ai 100 indici resi pubblici ed anche in base ad altri fattori per ora non comunicati ai contribuenti. Nel testo pubblicato in Gazzetta ufficiale in data 4 gennaio è infatti possibile leggere che oltre ai dati indicati in tabella A (le 100 voci di spesa su cui si basa il calcolo del reddito presunto da parte del redditometro) l’amministrazione finanziaria potrà comunque utilizzare altri indici di capacità contributiva. Inoltre, sempre al fine di determinare il reddito induttivo, l’agenzia delle entrate potrà comunque ad analisi e studi socio economici, anche di settore qualora mancasse uno specifico riferimento Istat.
Il contribuente potrà comunque sempre dimostrare che il calcolo effettuato dall’amministrazione non è corretto. Inoltre si avrà comune sempre la possibilità di dimostrare che i beni sono stati acquistati tramite redditi esenti o comune non soggetti ad imposizione.
Come ricordato recentemente dai vertici dell’AdE il redditometro sarà pienamente operativo a partire da Marzo, visto che a Febbraio si compileranno le liste dei potenziali evasori con i redditi dichiari nell’anno di imposta 2009.

La tabella A del decreto esplicita le varie voci (l’erario ha individuato 100 voci di spesa) su cui sarà effettuato il controllo del reddito e stabilisce anche quanto “peso” avranno i vari indici. In particolare il redditometro 2.0 avrà numerosi voci che stabiliranno il reddito potenziale del contribuente: dalla collezione di francobolli, alle spese per il centro benessere, dalle spese per polizze assicurative alle spese per la manutenzione di veicoli e natanti. Ricordiamo che per l’agenzia saranno comunque considerati degli investimenti, anche le spese sostenute per l’acquisto di opere d’arte, per la manutenzione straordinaria e le erogazioni liberali.
Il valore da attribuire ad ogni singola voce di spesa è chiamato tecnicamente “contenuto induttivo”. Questo è stato determinato tenendo conto della spesa media sostenuta in base all’indagine Istat, dove sono stati classificate e sezionate le varie spese in base a tipologia e territorialità.