Adempimenti per attività detenute all’estero

di Alessandra Manco Commenta

 Per i cittadini che detengono attività finanziarie estere e che sono residenti in Italia gli obblighi dichiarativi sono particolarmente complicati e si corre anche il rischio di dover subire una doppia imposizione internazionale (vedi anche ivafe)

In particolare il contribuente dovrà aver cura di compilare il quadro RW della dichiarazione (compilazione resa più semplice dalla recente circolare n. 45/E del 2010) e dovrà preoccuparsi anche di compilare i quadri della dichiarazione per il calcolo dei redditi e dell’ivafe. In particolare andrà compilato il quadro RL per indicare i proventi da fondi di investimento mobiliari istituiti in stati diversi da quelli UE o SEE white list (Norvegia e Islanda) o in alternativa gli utili che provengono da Stati considerati a fiscalità privilegiata.

Occorrerà invece compilare il quadro RT per indicare i redditi diversi di natura finanziaria inerente qualsiasi tipo di investimento all’estero (azioni, derivati, ecc.). In questo caso i proventi saranno assoggettati ad una imposta sostitutiva del 20 % calcolata su una base imponibile del 62,5 %.

Il quadro Rm andrà invece compilato qualora il contribuente percepisca proventi esteri che qualora fossero percepiti attraverso l’intervento di un intermediario residente sarebbero stati assoggettati a ritenuta di imposta o imposta sostituiva direttamente dall’intermediario. In sostanza, a titolo esemplificativo, tali proventi sono: interessi su conti correnti, interessi derivanti da obbligazioni, proventi derivanti dal riscatto di polizze vita, commissioni relative a operazioni di prestito titoli e proventi da fondi comuni di investimento istituiti in stati diversi da quelli Ue o See white list. In questo caso i proventi saranno pari al 20 % di quanto percepito e nel caso di polizze e fondi investiti in titoli l’aliquota sarà del 12, 5 per cento con una base imponibile ridotta.

Infine potrebbero esserci comunque dei redditi da dichiarare anche se il patrimonio estero è amministrato da un intermediario italiano (ad esempio nel caso di differenze valutarie o titoli atipici qualora l’intermediario non abbia applicato la ritenuta all’ingresso).