In Val di Chiana si riaccende il dibattito sulla tassa dei fossi

di Redazione 2

Il Consorzio di Bonifica Val di Chiana Aretina è tornato a battere cassa per quel che riguarda una imposta piuttosto particolare, la cosiddetta tassa dei fossi: si tratta di un tributo che l’ente in questione ha ancora intenzione di pretendere da circa 30mila contribuenti, vale a dire i proprietari di immobili del posto che devono rispettare la normativa fissata dalla regione Toscana, facendo espresso riferimento allo scorso anno. La tassa in questione è stata introdotta in seguito ad alcuni lavori di manutenzione che hanno riguardato i vari corsi d’acqua che si trovano proprio nel territorio, dunque un contributo ben preciso.

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Come ha spiegato Paolo Tamburini, commissario dello stesso Consorzio, l’importo da versare non è mai stato modificato e ritoccato verso l’alto negli anni passati e il suo calcolo deriva essenzialmente da un indice che dipende a sua volta dai valori del catasto e dell’ubicazione dal punto di vista immobiliare. Le prime stime parlano di circa 1,37 milioni di euro di gettito grazie a tale misura fiscale, ma c’è anche una novità, vale a dire il coinvolgimento di cinquemila consorziati in precedenza esonerati, ragione per la quale sono già pronti e disponibili gli avvisi bonari di pagamento.

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Le richieste sono state avanzate quando più annualità si sono sommate tra loro. L’obiettivo è stato dunque quello di recuperare un buon numero di contribuenti. Tra l’altro, il consorzio aretino si è anche avvalso di Equitalia, gestendo in proprio il servizio di riscossione volontaria, tanto che gli avvisi in questione potranno essere pagati presso gli uffici postali oppure gli istituti di credito. Le proteste erano già forti e aspre in precedenza, ora aumenteranno ulteriormente; bisogna infatti ricordare i 627 ricorsi contro altrettante posizioni contributive, con il prossimo mese di ottobre che potrebbe essere decisivo per arrivare alla sentenza definitiva da parte della Commissione Tributaria Regionale.

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