Passi carrabili: il Friuli dice no alla tassa

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La tassa sui passi carrabili non piace affatto alla giunta regionale del Friuli Venezia Giulia: una conferma evidente in tal senso è giunta proprio dall’assessorato alla viabilità, più precisamente dal suo titolare Riccardo Riccardi, il quale ha definito una imposizione fiscale di questo tipo come un vero e proprio residuato medioevale. Nello specifico, comunque, questa imposta riguarda anche gli accessi lungo la viabilità della regione settentrionale. Proprio per questi motivi, lo stesso Friuli ha richiesto alla Commissione Paritetica di abolire il balzello in questione. Ma di cosa si tratta con esattezza? La tassa sui passi carrabili prevede un esborso finanziario annuo che è compreso tra i cento e i trecento euro per le abitazioni private, mentre le imprese e le aziende sono costrette a versare ben 14mila euro.

Da due anni, comunque, la zona vive una situazione particolare, con la società Fvg Strade, vale a dire quella che gestisce i tratti viari friulani, che ha ridotto del 50% le richieste nei confronti ai frontisti e ai proprietari delle abitazioni, provvedimento che sta durando fino ad oggi. La motivazione è presto detta, visto che la rete stradale si sta ultimamente caratterizzando per un maggior volume di traffico, senza dimenticare i lavori che stanno interessando l’autostrada A4 (la cosiddetta “Serenissima” che collega appunto Torino e Trieste). Inoltre, i canoni relativi alle esposizioni di pubblicità sono aumentati in maniera importante.

Lo stesso Riccardi ha precisato che il canone in questione non può essere azzerato, altrimenti verrebbero a mancare anche questi introiti: la legge, in particolare, prevede che sia lo Stato a intervenire, dunque si profila uno scenario piuttosto complesso. L’assessore ha poi rincarato la dose, definendo il tributo dannoso e inutile. La soluzione che è stata adottata, quindi, prevede un iter ben preciso, improntato ad analizzare tutte le condizioni che possono condurre all’abolizione definitiva, la quale non è destinata a influire in modo negativo sul bilancio pubblico.