Tasse universitarie: classifica atenei più costosi

di giannip 2

Gli studenti universitari del Sud pagano meno tasse, lo conferma una speciale classifica stilata dalla Federconsumatori circa i costi degli atenei italiani. Gli atenei più accessibili, almeno dal punto di vista economico, sono quelli meridionali. Sono invece più care le università del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto), costano ben il 13,5% in più rispetto a quelle meridionali. Le tasse al Nord oltretutto sono aumentate per l’anno accademico in arrivo dell’8.2% per la prima fascia di reddito, del 15,54 per la terza fascia e del 23,23% per la fascia massima. Il primato spetta all’università di Parma, gli studenti pagano infatti una retta pari a 1005,87 euro, mentre coloro che scelgono delle facoltà umanistiche pagano 890,05 euro. A seguire, al secondo posto, l’Università di Verona. Le facoltà più economiche sono invece quelle di Bari e Bologna.

L’associazione Federconsumatori ha quindi sottolineato quanto sia decisamente più economico rispetto al Nord ottenere una laurea, diventare dottori al Nord invece può costare un patrimonio. In base alle dichiarazioni del modello Isee, sottolinea il dossier, risulta che gioiellieri, albergatori e macellai (nuclei di seconda fascia con un unico reddito proveniente dal lavoro autonomo) pagano in media una tassa di 515,82 euro annui, esattamente una famiglia con capofamiglia operaio non specializzato. Non ci sono così veri divari tra coloro che dispongono di un reddito maggiore e le famiglie meno facoltose.

Come in altri settori in cui si utilizza come parametro l’Isee, i figli dei gioiellieri pagano meno dei figli degli operai alla catena di montaggio – sottolinea Rosario Trefiletti, presidente Federconsumatori. Questi dati se affiancati a quelli della crescente evasione fiscale e della diminuzione degli investimenti sulla pubblica istruzione, fanno emergere un quadro drammatico: infatti si andrà sempre più verso un aumento degli studenti che appartengono o dichiarano di appartenere alle prime fasce, e quindi una diminuzione delle risorse da distribuire agli studenti che realmente ne hanno bisogno.

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