Tasse universitarie: 25 atenei superano tetto massimo

di giannip 2

La legge impone agli atenei di non chiedere agli studenti una somma che raggiunga o superi il 20% di quello che ricevono dallo stato in termini di finanziamento ordinario. Sono ben venticinque gli atenei che lo scorso anno hanno sforato il tetto. A settembre il Ministero dell’istruzione torna al lavoro: sarà il mese decisivo per i conti delle università; il ministero alla fine dell’estate si occuperà della distribuzione del fondo ordinario. E col tempo potrebbe sorgere la necessità di una discussione sulle tasse, troppo alte.

A Bari in primavera gli universitari sono addirittura andati in strada a chiedere l’elemosina, per protestare contro l’aumento del balzello e dimostrare la “condizione” in cui si sentono dopo dopo aver pagato le tasse universitarie. A Catania, nelle stesse settimane, si è accesa la polemica sul ritocco dei contributi, e il tema delle tasse é l’argomento principale in molte facoltà italiane. Il primato delle tasse più alte spetta a Urbino che raddoppia il limite, segue Bergamo dove il peso delle tasse studentesche è pari al 33 per cento del finanziamento statale ordinario. A Bari, Sassari, Messina e al Sud in generale le tasse universitarie sono più basse: si cerca in questo modo di diventare almeno economicamente, più appetibili e frenare l’emigrazione studentesca verso Nord.

In effetti i tagli che si susseguono di anno in anno da parte del ministero alle facoltà hanno portato le stesse ad aumentare il balzello per gli studenti e con la riduzione del fondo statale il numero dei fuori quota promette di aumentare: con la dotazione attuale, l’anno prossimo il fondo statale sarebbe inferiore ai 6 miliardi, con una flessione del 17,2% rispetto ai livelli di questo anno e le università già lanciano l’allarme. Da una parte tetto da non superare ma dall’altra insufficienza delle risorse per sostenere i costi degli Atenei. Qualcuno ha già chiesto che venga eliminato il tetto massimo e gli studenti iniziano a tremare. E ovviamente a reclamare.

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