Tasse sui giochi rimpinguano casse dello Stato

di giannip Commenta

Nel nostro Paese la tassazione sui giochi serve a rimpinguare le casse dello Stato italiano. A sottolinearlo è l’Associazione Contribuenti.it che, in virtù di questo fatto, mette in evidenza come in Italia, nonostante il gioco provochi dipendenza al pari, in sostanza, a droghe ed alcol, questo non venga percepito in tal senso dall’Erario e soprattutto dalle Istituzioni con la conseguenza che ci sono ben 29 milioni di italiani che partecipano ai giochi legalizzati a fronte dello sviluppo di un fatturato annuo che, in base agli ultimissimi dati, è pari alla bellezza di 54 miliardi di euro. Dei ventinove milioni di italiani “giocatori”, ben sette milioni di questi giocano addirittura con una frequenza settimanale contribuendo a versare allo Stato una buona fetta di quella che l’Associazione Contribuenti.it bolla senza mezzi termini come la “tassa sugli imbecilli”.

L’Italia ha il primato, poco edificante, in Europa, per quel che riguarda il gioco d’azzardo con ogni giocatore che nel nostro Paese lascia ogni anno sul tavolo da gioco in media quasi 1.900 euro che vengono sottratti all’economia reale, ovverosia ai consumi e comunque al risparmio o all’acquisto di beni e servizi che, specie in questa fase congiunturale, potrebbero dare una bella scossa alla ripresa economica.

L’Associazione Contribuenti.it, la quale monitora costantemente nel nostro Paese il fenomeno del gioco d’azzardo anche attraverso lo Sportello Antiusura, mette inoltre in evidenza come solo nel primo quadrimestre di quest’anno le perdite degli italiani siano aumentate del 12,3% per quel che riguarda le somme lasciate sul tavolo tra giochi e scommesse.

Per arrestare questo fenomeno tanto grave quanto inquietante, secondo il presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno, occorre che le istituzioni prendano provvedimenti al fine di educare i cittadini, tutela e proteggere la loro salute sia mentale, sia fisica, affinché i soldi persi al tavolo possano rientrare in canali produttivi per contribuire ad accompagnare l’Italia fuori dalla crisi economica.