La Confcommercio illustra le misure da adottare in materia fiscale

di Simone Commenta

 L’Ufficio Studi della Camera di Commercio, l’organo dell’istituzione che supporta e promuove gli interessi di imprese e imprenditori, ha sottolineato come, nel momento di attuale crisi economica, i redditi delle famiglie incontrano una grande difficoltà nella loro crescita; allo stesso tempo, la produttività delle principali imprese italiane è ormai giunta a livelli insoddisfacenti. Il rischio più grande in cui può incorrere l’Italia, precisa sempre l’Ufficio Studi, è quello di veder ridurre in misura drastica il prodotto interno lordo e che i consumi tornino ai livelli raggiunti circa dieci anni fa. Le ricette suggerite dalla Camera di Commercio per affrontare la fase di ristagno economico sono essenzialmente due: far ripartire i consumi delle famiglie italiane e agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese. L’intervento dell’ente pubblico è avvenuto nel corso del forum di Cernobbio, il quale ha affrontato numerose problematiche economiche e finanziarie (si è tra l’altro parlato dell’adozione dei Tremonti bond da parte delle banche): si sono dunque proposte alcune interessanti linee guida, volte ad evitare una contrazione superiore ai due punti percentuali del Pil.

 


Secondo la Confcommercio, infatti, la caduta del prodotto interno lordo può essere circoscritta allo 0,9%, tramite un importante sostegno ai disoccupati attraverso l’introduzione di benefici per i più poveri e l’abbassamento della pressione fiscale; la misura più interessante in questo senso è proprio il taglio della prima aliquota Irpef di un punto percentuale (dal 23% al 22%). L’Ufficio Studi della Camera di Commercio ha illustrato e dimostrato nel suo rapporto come si potrebbero attuare tali iniziative: lo Stato spenderebbe in questo caso una somma vicina ai 9,8 miliardi di euro per rendere concrete le misure più urgenti.

 

Si tratta di una somma certamente elevata, ma, come ha spiegato la Confcommercio, sarebbe in grado di agevolare la ripresa dell’economia, anche se in misura molto debole, già a partire dal prossimo anno.