Scudo fiscale Italia-Svizzera vicino all’accordo

di Massimo Parolisi 3

Il capo della segreteria di Stato del governo svizzero, Oscar Knapp, annuncia che è vicino un accordo tra la Svizzera e il nostro paese per la tassazione dei capitali esportati illegalmente nelle banche elvetiche. La presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf e il presidente del Consiglio italiano Mario Monti si sono incontrati il 12 giugno a Roma e il 17 agosto a Silvaplana, per far avanzare rapidamente i negoziati.

L’accordo fiscale tra Italia e Svizzera potrebbe essere firmato entro l’anno e se dovesse seguire le intese già raggiunte tra il governo di Berna e la Germania, l’Austria e l’Inghilterra, con i capitali in Svizzera tassati con un’aliquota del 35-40 per cento sarebbe sicuramente un passo importante e utile per il Paese e per i contribuenti onesti che hanno subito una pressione fiscale esagerata e tra le più elevate dei paesi Ue.

Si tratta essenzialmente di un condono e se l’aliquota “scudata” è stata mediamente del 4 per cento (nel 2001 del 2 per cento, nel 2004 del 4 per cento, nel 2009 del 5 per cento e nel 2010 del 7 per cento), il nuovo accordo prevede un prelievo tra il 30 e il 35 per cento. Quindi in parole povere, le banche svizzere accettano di togliere ai correntisti per poi versare al Fisco italiano, mentre proprio l’Italia solleva i clienti, le banche svizzere e i loro collaboratori da qualsiasi perseguibilità penale o responsabilità pecuniaria per reati fiscali.

I clienti possono regolarizzare i patrimoni non dichiarati tramite un pagamento forfettario una tantum anonimo oppure autodenunciarisi al Fisco ed essere sicuri di non incorrere in procedimenti penali.

Il Governo italiano accetta dunque, pur di fare rientrare in Italia nuovi fondi, di non conoscere gli autori di reato. I correntisti regolari possono avanzare una notifica volontaria mentre gli altri possono mantenere l’anonimato facendo ricorso a società fiduciarie che fungono da sostituto d’imposta, pagando un’aliquota del 20 per cento.

Portare soldi illegalmente in Svizzera sarà  quindi più difficile, uno stratagemma utilizzato da molti anni dagli evasori per aggirare la normativa fiscale italiana.

 

 

 

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