La scadenza dell’opzione per la trasparenza fiscale

di Redazione Commenta

L’ultima settimana di dicembre e soprattutto del 2012 coincide con la scadenza che ha a che fare con una opzione molto particolare: si tratta, infatti, della comunicazione che va inoltrata alla nostra amministrazione finanziaria dell’opzione ricavabile da due articoli del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir), vale a dire il 115 e il 116. Nello specifico, la materia contemplata è quella della trasparenza fiscale. I soggetti coinvolti in questo caso sono le società e gli enti che hanno deciso di optare per il relativo regime previsto appunto dal Dpr numero 917 del 1986 (“Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi”). Ma cosa dicono di tanto importante questi due articoli del decreto?

L’articolo 115 parla chiaramente dell’esercizio di tale opzione, chiarendo come esso sia imputato a ogni singolo socio della compagnia, senza alcuna importanza per quel che concerne la percezione effettiva, ma sempre in proporzione alla quota di partecipazione agli utili che viene vantata. La percentuale, comunque, non tiene in considerazione i titoli azionari che sono privi del diritto di voto, oltre alla quota di utili delle azioni che sono indicate dal secondo comma dell’articolo 2350 del codice civile (diritti patrimoniali correlati). I requisiti in questione, inoltre, devono sussistere a partire dal primo giorno del periodo d’imposta della partecipata in cui si esercita l’opzione.

L’esercizio, poi, non è assolutamente consentito in due casi specifici: anzitutto, quando i soci partecipanti usufruiscono dell’aliquota ridotta per quel che concerne l’imposta sul reddito delle società; la seconda alternativa è quella che prevede che la società partecipata eserciti l’opzione. In base all’articolo 116, al contrario, si fa riferimento alla trasparenza fiscale di quelle società che presentano una base proprietaria piuttosto ristretta. Tra l’altro, non bisogna nemmeno dimenticare l’ipotesi delle società a responsabilità limitata: queste ultime non devono avere un volume di ricavi che superi i limiti previsti per l’applicazione degli studi di settore.