Il governo approva un decreto per l’applicazione della “pornotax” in internet

di Simone Commenta

La cosiddetta “pornotax”, ovvero il prelievo del 25% sul guadagno di chi ottiene un lucro dalla pornografia, vale ora anche per internet: la decisione è arrivata dopo l’approvazione da parte del governo del decreto di attuazione, il quale ha in previsione delle imposte straordinarie per combattere il problema. Era stato già il decreto anti-crisi a prevedere questa sorta di addizionale sui prodotti pornografici; la pubblicazione del decreto impone dunque che sia esigibile il supplemento di tributo pardi al 25% del reddito, in maniera proporzionale ai ricavi che sono stati ottenuti anche dalla trasmissione di programmi televisivi a carattere pornografico. Questo supplemento di tributo dovrà essere pagato facendo riferimento al periodo di imposta 2008. Ma il decreto approvato dal governo vale anche per quei soggetti che fanno uso di trasmissioni televisive che sfruttano e sollecitano la credulità popolare attraverso la proposizione di numeri telefonici a pagamento: l’addizionale verrà applicato anche in capo a tali soggetti.

 

Il decreto legge ha effetto retroattivo e prevede dunque la sua applicazione a partire dal 2008. Comunque, c’è da dire che non sarà certo agevole l’applicazione della pornotax; anzitutto, molte emittenti televisive private ritengono che l’imposta non sia applicabile ai film di carattere pornografico, in quanto il decreto parla esplicitamente di “rapporti non simulati”, mentre, a parere di queste televisioni, tali film sono simulati e quindi da escludere dal campo di applicazione del tributo.

 

Ma le difficoltà maggiori si incontrano nell’applicazione della pornotax anche in internet: la parola “porno” è enormemente diffusa nel web e appare abbastanza arduo individuare i soggetti che dovrebbero pagare la nuova imposta, in quanto è molto frequente il caso in cui il sito in questione fa riferimento ad una persona fisica o giuridica non italiana. Tra l’altro, già nel 2006 si era tentato di applicare una tassazione sulla pornografia, tramite l’inserimento di apposite norme nella legge finanziaria di quell’anno, ma non si ottennero risultati concreti.