Fisco, detrazioni per chi cambia sesso

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Tuttavia, l'intervento deve essere giustificato, perché la detrazione al 19 per cento è autorizzata solamente in presenza di un «disturbo di identità di genere».

Coloro i quali decidono di cambiare sesso sono agevolati dal Fisco. L’operazione per cambiare sesso, da ora, rientra tra le spese sanitarie detraibili ai fini dell’Irpef.

È il parere espresso qualche giorno fa dall’Agenzia delle Entrate con risoluzione nr° 71/E. Tuttavia, l’intervento deve essere giustificato, in quanto la detrazione al 19 per cento è autorizzata solamente in presenza di un «disturbo di identità di genere».

Questa è senza dubbio una novità che insieme con il «via libera» all’aliquota Iva del 4 per cento sui dispositivi finalizzati all’impianto dello stent coronarico, agevolerà chi si trova in queste condizioni. Un’altra indicazione data dalla Agenzia delle Entrate in tema di spese sanitarie, è che i dati delle spese mediche rientreranno nel modello 730 precompilato, sempre che ci sia consenso del contribuente, che potrà al contrario chiederne la cancellazione qualora intenda tutelare la sua privacy.

La questione del cambiamento del sesso, invece, era stata avanzata qualche tempo fa da una donna che voleva sapere se gli undicimila euro che spesi per l’operazione chirurgica potessero in qualche modo rientrare tra le spese sanitarie ammesse alla detrazione Irpef.

L’Agenzia delle Entrate aveva inizialmente risposto che, in ordine alle spese mediche di dubbio inquadramento, occorreva far riferimento ai provvedimenti del ministero della Salute relativi alle specialità farmaceutiche, protesi, prestazioni specialistiche. L’intervento ricostruttivo di «metoidioplastica», infatti, era riconosciuto come una prestazione dalle finalità terapeutiche, necessaria quindi a salvaguardare e tutelare la salute psichica del richiedente. Non un qualunque ritocco estetico, ma molto di più, perché sentirsi donna e avere gli organi genitali maschili e viceversa a volte può essere un ostacolo insormontabile per giungere alla felicità.

Tuttavia, deve essere il Tribunale ad accertare che non emergano controindicazioni di tipo psicopatologico nel cambiamento di identità sessuale e stabilire che entrare in camera operatoria per tanti pazienti risulta fondamentale alla tutela della loro salute psichica e di aiuto per aiutarli a instaurare normali rapporti sociali.