La fat tax contro obesità e cibi spazzatura

di Laura 1

Il nostro é un mondo squilibrato. Da un lato la parte Sud del nostro pianeta soffre la fame e l’obesità é una parola sconosciuta. Dall’altro lato invece il grasso in eccesso ha assunto le caratteristiche quasi di un’epidemia: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo, quasi una “malattia” che si sya diffondendo in molti Paesi e che può causare, in assenza di un’azione immediata, problemi anche molto gravi.

Un eccessivo accumulo di grasso corporeo, spesso dovuto non solo a problemi ormonali o comunque di salute, ma anche a un’alimentazione scorretta e vita sedentaria, é una situazione sempre più comune nei Paesi cosiddetti industrializzati, ma non è solo un “problema dei ricchi”. Si sta infatti assistendo in questo periodo a una inversione di tendenza: le fasce di popolazione più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico tendono infatti a consumare più carne e grassi piuttosto che frutta e verdura, e a curare meno il proprio corpo. Quale migliore rimedio se non quello dell’introduzione di una tassa, la fat tax, sui junk food (i cosiddetti cibi spazzatura)?

Steven Gortmaker, docente dell’Harvard School of Public Health, ha proposto misure economiche per migliorare il benessere dei cittadini: tassare cibi e bevande ricche di zuccheri e grassi ad alto impatto calorico potrebbe finalmente far scendere l’ago della bilancia. Secondo alcuni calcoli, una tassa di un cent a oncia sulle bevande zuccherate in California porterebbe alle casse dello Stato un gettito per 1,5 miliardi di dollari l’anno e gli obesi, spaventati, potrebbero finalmente redimersi a un cibo più sano. Ma é proprio la fat tax la soluzione giusta a questo problema o sarebbe auspicabile, piuttosto, una collaborazione tra governi e aziende alimentari per ridurre volontariamente alcuni ingredienti più dannosi? La tassa sul grasso potrebbe davvero alleggerire il peso dei cittadini oltre alle loro tasche?

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