Elusione fiscale: una questione di famiglia a Milano e Vicenza

di Redazione Commenta

L’elusione fiscale è un fenomeno di cui si parla meno diffusamente rispetto all’evasione, eppure anch’esso rappresenta una piaga da contrastare nella maniera più efficace possibile: come è noto, si tratta di una serie di tentativi di ridurre il carico tributario attraverso lo sfruttamento opportuno di agevolazioni, esenzioni e facilitazioni. Uno degli ultimi accertamenti posto in essere dalle direzioni provinciali di Milano e Vicenza della nostra amministrazione finanziaria ha consentito di portare alla luce proprio una vicenda di questo tipo. In effetti, quattro fratelli che risiedono nelle due province avevano posto in essere una operazione elusiva piuttosto complessa; al termine dei controlli di rito è stato possibile accertare il mancato versamento di ben quindici milioni di euro nelle casse statali, pagamento a cui i contribuenti coinvolti hanno provveduto immediatamente.


Il metodo adottato in questo caso era ben occultato, ed ecco il motivo per cui le Entrate hanno incontrato parecchie difficoltà nel riscontro: in pratica, l’elusione era nata dopo la costituzione di cinque società, le quali avevano l’incarico di rendere più “diluite” le quote di partecipazione di una compagnia immobiliare. L’obiettivo era quello di assoggettare i dividendi a un regime fiscale privilegiato, cercando di evitare in tutti i modi l’assoggettamento all’Irpef. Il tutto, poi, veniva realizzato prendendo spunto da un apposito testo normativo, la riforma del diritto fiscale di sette anni fa.

In aggiunta, le partecipazioni della società immobiliare venivano concesse alle quattro unità dei soci in maniera soltanto formale, anche perché erano volte a evitare la tassazione degli utili da distribuire. Senza l’articolato stratagemma i contribuenti avrebbero dovuto versare la somma intera relativa alle imposte sui dividendi, piuttosto elevati nella loro quantità: l’adesione ai rilievi dell’Agenzia è stata integrale e completa, tanto che le due direzioni provinciali hanno poi appurato il pagamento di 15,3 milioni di euro nelle casse dell’Erario, un’operazione che conferma che bisogna tenere sempre gli occhi ben aperti di fronte a queste vicende.