Corrispettivi grande distribuzione: la scadenza del 15 ottobre

di Redazione 1

L’Imposta sul Valore Aggiunto è la grande protagonista della scadenza fiscale prevista per il prossimo 15 ottobre, tra una settimana esatta: oltre alle operazioni relative allo spesometro, infatti, la nostra amministrazione finanziaria ha scelto tale data per l’adempimento delle trasmissione dei corrispettivi Igd. Con quest’ultima sigla si identificano di solito le imprese che sono attive nell’ambito della grande distribuzione, le quali sono chiamate a rendere noti i corrispettivi per tutte le operazioni poste in essere nel corso del mese di settembre. La trasmissione a cui si sta facendo riferimento, inoltre, può avvenire in tre modi distinti.

Il primo di questi prevede appunto che si trasmettano i corrispettivi in maniera distinta per ogni singolo punto vendita e anche per ciascuna giornata: le specifiche tecniche sono state allegate al provvedimento del 12 marzo di tre anni fa. La seconda trasmissione è quella che viene perfezionata in relazione a tutte le vendite di beni e alle prestazioni di servizi, con riferimento a un mese solare. La terza modalità, poi, è quella che include le giornate in cui non c’è stato alcun tipo di corrispettivo. La trasmissione di tutto questo, comunque, deve sempre avvenire sfruttando la modalità telematica. Quali sono queste imprese che devono rispettare il termine tributario previsto fra sette giorni?

Anzitutto, sono almeno due anni che l’Agenzia delle Entrate ha introdotto il vademecum per la grande distribuzione organizzata, un utile appiglio in questo caso. In aggiunta, non bisogna dimenticare che le aziende in questione sono specificate dal Decreto Legislativo 114 del 1998 (“Riforma della disciplina relativa al settore del commercio”, meglio noto come “Decreto Bersani”): il primo comma, lettere “e” ed “f”, dell’articolo 4 parla chiaramente di medie strutture di vendita, intese come quegli esercizi che hanno una superficie più grande rispetto al limite di 250 metri quadri e fino a 1.500 (comuni con popolazione inferiore ai diecimila abitanti) e ai 2.500 (oltre i 10mila).

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