Aumento RC auto 2012

di giannip 1

Il settore auto nell’ultimo bienni ha subito un forte colpo sotto tutti i punti di vista. Finanziariamente il comparto è in crisi completa; le vendite sono disastrosamente scese sotto i livelli di emergenza, mentre in Italia la Fiat continua a parlare di decentramento quasi ricattando il Governo (che se non farà i comodi dell’azienda storica italiana di automobili vedrà quest’ultima uscire dai confini senza voltarsi, con un disagio enorme per i lavoratori impegnati).

Dal punto di vista dei consumatori la situazione è, se possibile, ancora peggiore; aumenti del bollo, introduzione del superbollo (tassa legata alle grandi cilindrate) ed ora aumenti anche sull’RC auto, che già in precedenza si è rivelata essere la più alta dell’Eurozona.

Il settore assicurativo in quanto a speculazione sui cittadini è secondo solo al settore bancario; il prezzo delle assicurazioni eccede di gran lunga le soglie di sostenibilità e questo è uno dei motivi per cui gli italiani valutano costantemente mezzi di trasporto pubblici o diversi.

Con il decreto legislativo 68 del 2011 sul federalismo fiscale si è decretato che alle province spetta il gettito delle imposte sulle polizze RC auto; attualmente quindi gli uffici locali hanno tutto l’interesse ad aumentare le tasse relative alle assicurazioni, così da assicurarsi un gettito da dedicare al PRA con sede locale.

Il 70% delle provincie ha sfruttato la possibilità di aumentare di 3,5 punti percentuali l’aliquota dell’imposta sull’RC auto. Di fronte alla possibilità di variare l’imposta (adeguando la pressione fiscale sui cittadini a piacimento) solo Aosta, Firenze, Trento e Bolzano hanno deciso di andare controtendenza, abbassando le imposte.

I costi di acquisto e mantenimento dell’automobile cominciano a diventare realmente insostenibili; se si pensa anche solo al caro benzina ci si rende conto di come i costi legati al posseso di un’automobile  sono diventati realmente troppo alti per buona parte delle famiglie Italiane, colpite anche dalla crisi oltre che dall’aumento della pressione fiscale.

 

Commenti (1)

I commenti sono disabilitati.