Aumento Iva dal 1 luglio 2013

di giannip 2

Mancano ancora alcuni mesi ma sta arrivando l’aumento dell’aliquota Iva che avverrà dal 1 luglio 2013 di un punto percentuale, dal 21 al 22 per cento. La spesa media per le famiglie sarà tra gli 88 e i 100 euro e il costo complessivo a carico dei consumatori sara’ di 2,1 miliardi di euro mentre dal 2014 toccherà i 4,2 miliardi.

Il passaggio dal 21 al 22 per cento riguarderà:

  • Vino e birra,
  • carburanti,
  • riparazioni auto,
  • abbigliamento,
  • mobili,
  • elettrodomestici,
  • giocattoli e computer

Non verranno invece toccati altri prodotti come alimentari, spese sanitarie e istruzione, e tutti beni ai quali si applica l’Iva al 10 o al 4 per cento. Per l’acquisto di beni come immobili, auto e azioni si considererà la spesa divisa in parti uguali per cinque anni. Il nuovo redditometro potrà essere utilizzato nei vecchi contradditori dai contribuenti qualora sia favorevole. Ma solo se gli accertamenti riguardano il 2009 o un anno successivo.

L’aumento dell’Iva 2013 rientra nella legge di stabilità 2013 del Governo Monti. Ovviamente associazioni di consumatori, aziende e imprese sanno che gli effetti dell’aumento Iva anche di un solo punto percentuale sui consumi potrebbero essere molto pesanti. Nonostante le stime diffuse tengano conto del crollo dei consumi in atto, i dati della Cgia di Mestre «dimostrano chiaramente come la priorità del prossimo governo debba essere la totale cancellazione dell’aumento Iva di luglio», afferma il Codacons.

“E’ necessario evitare l’aumento dell’Iva previsto dal prossimo. Bisogna assolutamente scongiurare questo aumento . Se ciò non avverrà, corriamo il serio pericolo di far crollare definitivamente i consumi che ormai sono ridotti al lumicino. Questa è una crisi economica che va affrontata dalla parte della domanda: solo incentivando i consumi interni possiamo rilanciare la produzione”, ha dichiarato Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA.

L’aumento dell’Iva non inciderà sulla base imponibile dei contributi integrativi delle Casse professionali o del contributo alla gestione separata Inps.

 

 

 

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