L’Agenzia delle Entrate indaga su alcune operazioni di Dresdner Bank

di Redazione 1

Dresdner Bank, una delle principali banche tedesche attive in Italia, non vive sicuramente uno dei suoi momenti più positivi per quel che riguarda i rapporti col fisco. L’Agenzia delle Entrate vuole infatti vederci chiaro su alcune operazioni intraprese dall’istituto teutonico sui titoli Eni e Enel: queste operazioni avrebbero avuto come fine principale quello di provvedere alla riduzione della cosiddetta “tax capability” della filiale italiana. Sono dunque due le operazioni che hanno maggiormente insospettito: la prima risale addirittura al 2004, anno in cui Dresdner Londra comprò 17 milioni di azioni Enel: dopo un mese di detenzione di tali azioni, queste passano alla filiale di Milano e ritornano poi nuovamente nel Regno Unito. Il risultato di questo scambio d’azioni è stato un risparmio del 15% di imposte inglesi sui dividendi. Secondo il Fisco italiano, queste operazioni si trovano proprio al margine della legalità: il confine viene varcato allorquando viene ravvisata l’utilità di elusione fiscale, dato che anche le operazioni finanziarie più complicate devono avere una giustificazione di profitto finanziario.

 


La somma che secondo l’Agenzia delle Entrate sarebbe sfuggita al fisco ammonta a 5,6 milioni di euro, se si considera la sola operazione relativa all’Enel, mentre sale a 10 milioni di euro se si aggiunge anche un’attività analoga che è stata compiuta nel 2005 sui titoli Eni. L’Agenzia potrà, in questo senso, contare anche sugli scambi di corrispondenza attraverso messaggi di posta elettronica tra le varie filiali: le mail sotto accusa conterrebbero le indicazioni per non destare troppi sospetti, come, ad esempio, la raccomandazione di predisporre margini di intermediazioni ragionevoli (i finanziamenti avvenivano tramite il tasso Euribor più una percentuale dello 0,40%).

 

Dunque, sembra che il vizietto italiano di ridurre le tasse attraverso questi espedienti finanziari abbia coinvolto anche gli istituti stranieri. Ora si attendo le conclusioni degli ispettori del fisco, per verificare se tutte le prove raccolte corrispondano ai reali comportamenti della banca.

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