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Nel 2010 crescono gli assegni per le famiglie numerose

 Nel 2010 vi sarà dunque un interessante incremento per quel che riguarda gli assegni mensili destinati ai nuclei familiari più numerosi e quelli di maternità: l’aumento in questione è pari allo 0,7%, una correzione al rialzo che è stata decisa e calcolata in base alle variazioni dei prezzi al consumo, in relazione alle famiglie in cui vivono impiegati e operai. Quindi, si tratta dei rilevamenti effettuati dall’Istat e a cui i contributi devono essere adeguati ogni anno. Questi particolari assegni, nel caso in cui siano dovuti per intero, diventano pari a 129,79 euro mensili: come è stato precisato nel comunicato del Dipartimento delle Politiche per la Famiglia, il valore Ise (Indicatore della Situazione Economica) è di 23.362,70 euro, ma solamente se la famiglia destinataria dell’assegno è composta da cinque componenti. Bisogna ricordare, per essere più precisi, che tale bonus è stato introdotto dalla legge 448 del 1998 (si tratta delle “Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo”) ed è riservato alle famiglie composte da cittadini che risiedono in Italia, con almeno tre figli a proprio carico e un reddito complessivo non superiore a quelli che sono i limiti stabiliti dai parametri Ise.

 

Questi ultimi tengono conto, in particolare, del numero di componenti e di situazioni come l’inabilità. Il contributo deve essere versato dal Comune di residenza e ad esso provvede l’Inps. Come è già stato accennato, la rivalutazione si riferisce anche all’assegno di maternità, il quale è espressamente previsto per le nascite, le adozioni senza affidamento e gli affidamenti preadottivi: la quota in questo caso ammonta a 311,27 euro, grazie ai paletti fissati dall’Ise.

 

La richiesta deve essere effettuata dalla mamma che non lavora come da quella lavoratrice, nell’ipotesi in cui non abbia diritto all’indennità dell’Inps o alla retribuzione per la maternità: anche le cittadine extracomunitarie con carta di soggiorno possono presentare la domanda al Comune di residenza, entro sei mesi dall’evento relativo alla stessa maternità.