La tassa di sbarco divide consumatori e sindaci

di Redazione Commenta

Il Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) e i sindaci di alcune isole siciliane sono sempre più distanti per quel che concerne la valutazione di quella che ormai è stata ribattezzata come “tassa di sbarco”: si tratta di una imposta che è nata grazie alla Commissione Finanze della Camera e che ha introdotto il pagamento di un tributo di 1,50 euro per ogni singolo passeggero, una somma che si va ad aggiungere al costo tradizionale di navi e traghetti quando si approda in queste isole minori della regione meridionale.

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L’associazione ritiene che sia stata creata una imposta ingiusta e vessatrice, un modo perfetto per allontanare tutti quei turisti che magari hanno intenzione di visitare tali luoghi nel giro di una giornata, mentre le stesse municipalità ritengono utile la misura per migliorare i servizi. Carlo Rienzi, numero uno del Codacons, ha ribadito il suo no alla tassa, ricordando come il turismo sia cambiato negli ultimi mesi. In effetti, non tutti possono recarsi all’estero, quindi le isole italiane sono sempre più gettonate; il fatto che esista una tassazione simile non può che allontanare ancora di più i cittadini amanti del mare.

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Tra l’altro, le tariffe dei traghetti non accennano a diminuire e rispetto all’anno scorso sono addirittura aumentate, ragione per la quale gli 1,50 euro sono solamente dannosi per le tasche dei consumatori. Le uniche esenzioni dalla tassa di sbarco sono previste per i residenti, per i lavoratori, per gli studenti pendolari e per tutti coloro che fanno parte di una famiglia che paga l’Imposta Municipale Unica nel territorio comunale coinvolto. Forse si è dimenticato che i flussi turistici non possono che essere ridotti in questa maniera. I sindaci in questione, però, vanno dritti per la loro strada, sottolineando soprattutto il basso importo che viene richiesto.