Tassa patrimoniale: la situazione negli altri paesi

di Alessandra Manco Commenta

Richiesta a gran voce da molto tempo, e recentemente rilanciata da Monti, l’ipotesi tassa patrimoniale rimane uno degli argomenti più discussi negli ultimi tempi. La tassa sul valore complessivo della ricchezza tuttavia non è solo una prerogativa italiana, visto che molti Stati europei l’hanno già adottata o sono in procinto di farlo.

A dire il vero negli ultimi tempi l’Italia ha già varato alcuni provvedimenti che nel complesso sono stati considerati come una sorta di mini patrimoniale. Parliamo dell’adozione dell’Imu (che come si sa va a colpire la proprietà di immobili delle più svariate tipologie) e dell’introduzione di imposte su conti correnti, valori mobili ed immobili detenuto all’estero, tassazione delle polizze estere. Sui rendiconti degli investimenti finanziari infatti è stata ad esempio introdotta una tassa pari allo 0,1 % nel 2012, e dello 0,15 % nel 2013 con un minimo di 34 euro.

La Francia invece ha deciso per una imposta patrimoniale tout court, prevedendo aggravi di imposizione per i contribuenti con proprietà superiori a 1,3 milioni di euro. L’imposta, dal cui calcolo del valore imponibile occorre scorporare opere d’arte e beni produttivi, ha una aliquota dello 0,55 % per i cittadini che possiedono beni per un valore compreso tra 1,3 e 3 milioni di euro, ed un’aliquota dell’1,8 % per chi va oltre i 3 milioni di euro. Anche in Germania si discute sulla reintroduzione della tassa con la possibilità di tassare i patrimoni superiori a 2 milioni di euro. L’imposta dovrebbe andare a colpire sia società che persone fisiche e le previsioni di gettito per l’imposta sono di circa 11,5 miliardi di euro.

Anche Svizzera, Spagna e Norvegia hanno già introdotto imposte sul possesso di valori immobiliari e mobiliari. Nel paese scandinavo l’imposta colpisce i cittadini che hanno più di 100 mila euro. In Spagna invece la patrimoniale viene applicata a chi ha beni per più di 700 mila euro con aliquote variabili tra 0,2 e 2,5 %.