Riforma fiscale: bocciatura senza appello dalla Corte dei Conti

di Redazione Commenta

La riforma del Fisco voluta dal governo ha fatto storcere il naso alla Corte dei Conti: l’organo costituzionale ha infatti bocciato di fatto questo provvedimento, motivando la sua decisione con la totale assenza di coperture finanziarie e con la sua iniquità, visto che andrebbe a colpire esclusivamente i ceti meno abbienti. Luigi Giampaolino, presidente della Corte, non ha quindi usato mezzi termini di fronte alla Commissione Finanze e ha anche messo in luce il possibile scenario conseguente alla riforma stessa, vale a dire un inasprimento della recessione economica. L’auspicio, pertanto, è che si cerchino altri tipi di provvedimenti, penalizzando il meno possibile il mondo del lavoro e quello delle imprese. Tra l’altro, le coperture citate in precedenza sono state definite generiche e inadeguate.

Alla luce di questa severa presa di posizione, l’allarme è piuttosto serio e si rischia di rallentare ulteriormente i ritmi di crescita del paese. Il testo in questione è un disegno di legge delega, il quale dovrebbe cercare di allentare le tensioni e le preoccupazioni, invece la riforma vera e propria sarebbe a rischio a causa degli eccessivi compromessi e delle poche esigenze soddisfatte. Quali altri dubbi e perplessità sono stati riscontrati in questo caso? La stessa Corte, sempre attraverso le parole di Giampaolino, ha voluto sottolineare come la situazione economica italiana sia fin troppo incerta, con pesanti squilibri per quel che concerne la finanza pubblica e i costanti vincoli che vengono imposti dalla crescita del debito pubblico.

Ora bisognerà vedere come verranno recepite le critiche e i “rimproveri”. D’altronde, il discorso appena delineato viene ad accostarsi agli avvertimenti lanciati nella giornata odierna dalla Commissione Europea: secondo Bruxelles, infatti, le misure di austerity sono ancora necessarie per una buona fetta dell’area dell’euro, oltre a pacchetti di stimolo e nuove misure di consolidamento dei conti pubblici, il tutto con un fine ultimo e comune, la stabilità finanziaria.