La Corte dei Conti lancia l’allarme Fisco: conti troppo instabili

di Redazione Commenta

L’appello lanciato ieri dalla Corte dei Conti mette in evidenza la situazione non troppo rosea del Fisco del nostro paese: secondo quanto affermato in un’audizione alla Camera da Luigi Giampaolino, numero uno dell’organo giurisdizionale italiano, non si può certo rimanere ottimisti nel leggere i risultati del Dpef (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), visto che i risultati in materia di politica fiscale e tributaria non sono quelli auspicati. Che cosa è emerso dunque da questa disamina della Corte? Il quadro economico di base che sta attualmente caratterizzando l’Italia presenta fin troppi rischi di finanza pubblica, oltre che un andamento a rilento dell’economia interna rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. In particolare, il prodotto interno lordo risulta essere in crescita nelle nazioni principali del Vecchio Continente: in Germania esso è cresciuto di quattro punti percentuali, mentre in media si è assistito a un incremento del 2%.


L’Italia, invece, è avanzata poco in questo senso, soltanto l’1%, anche a causa delle scarse esportazioni (+7%, inferiore alla media continentale che si è fermata al 10%, con picchi del 16%). Si è spesso parlato di una soluzione fiscale per risolvere questo specifico problema, ma sempre secondo il parere della Corte dei Conti, non è una strada facilmente percorribile: in effetti, il riequilibrio dei conti non può passare attraverso una tassazione più forte, dato che i livelli sono già piuttosto alti, pertanto la ricerca di nuove imposte sarebbe impensabile e impopolare.

Giampaolino ha voluto rimarcare l’elevata pressione fiscale: più che altro, ci si dovrebbe occupare della caduta delle entrate tributarie e del correlato scarso rialzo del Pil, magari puntando a degli interventi mirati che siano in grado di contrastare l’evasione fiscale. Il recupero del nero è la parola d’ordine secondo viale Mazzini, la presidenza ha parlato espressamente di “tesoretto”: gli insuccessi rimangono comunque dietro l’angolo, il Fisco potrebbe avere a che fare con delle battute a vuoto.