Le liste dell’Ocse si svuotano, ma per ora non hanno effetti sull’Italia

di Redazione Commenta

L’attività di adeguamento agli standard internazionali imposti dall’Ocse in materia di trasparenza fiscale prosegue a gonfie vele. In effetti, risale a pochi giorni fa l’annuncio, da parte della stessa organizzazione, di un altro importante risultato, vale a dire il raggiungimento di 12 convenzioni relative allo scambio di informazioni anche per quel che riguarda le Isole Cayman e le Isole Vergini, e la conseguente cancellazione dei due stati dalla cosiddetta black list. La “lista bianca”, ovvero quella che raggruppa i paesi maggiormente trasparenti, comprende ora 46 nazioni, con una progressiva riduzione dei paradisi fiscali più accaniti. Per quel che riguarda gli altri paesi che mirano ad uscire dalla lista nera, salvo i casi di Antigua e Barbadua e Antille Olandesi (le quali hanno già stipulato sette accordi), la maggior parte risulta ancora molto lontana dall’obiettivo.

 

Si tratta comunque di sviluppi davvero fondamentali nell’ambito tributario, ma bisogna anche dire che essi per il momento non hanno alcuna rilevanza nel nostro paese: infatti, queste liste rappresentano essenzialmente una raccomandazione agli stati membri. Poi, il raggiungimento dell’obiettivo della lista bianca contraddistingue una trasparenza fiscale solo teorica, dato che non corrisponde all’adeguato scambio di informazioni a cui l’ordinamento italiano subordina l’applicazione di specifici regimi. Il nostro paese, tra l’altro, non ha provveduto a firmare nessuna convenzione con i territori individuati dalle liste nera e grigia individuate dal G20 di Londra; in questo senso, si è più che altro privilegiato un atteggiamento selettivo nei confronti di stati (come ad esempio la Svizzera), ritenuti degni di un’attenzione specifica.

 

Ciò nonostante, la maggiore trasparenza fiscale di questi tempi è un dato che non può essere contrastato: si tratta di una tendenza da non sottovalutare nel breve periodo, soprattutto da parte da quei soggetti che sono interessati in maniera più diretta dallo scudo fiscale. Si attende ora con ottimismo l’apertura del quinto meeting del Global Forum su trasparenza e scambio di informazioni, il quale si terrà a settembre in Messico.