La Danimarca abolirà presto la sua Fat Tax

di Simone Commenta

La Danimarca ci ripensa: la tanto acclamata fat tax, la tassa sui grassi saturi, verrà abolita a partire da quest’anno. Si tratta di una misura fiscale che è stata introdotta nel corso del 2011 per contrastare il troppo frequente utilizzo di burro, olio, formaggio, panna e prodotti di crema. I primi dubbi avevano cominciato a serpeggiare già verso la fine dello scorso anno (vedi La Danimarca cambia idea sulla tassazione dei cibi grassi), ma ora c’è anche l’ufficialità. Gli effetti dell’imposta, infatti, non sono stati quelli sperati.

In particolare, i prezzi di alcune categorie alimentari sono aumentati in maniera spropositata, tanto da mettere paura al mercato, visto che il livello occupazionale e quello di competitività sono calati in misura eccessiva. L’idea era quella di guidare il consumatore danese verso scelte alimentari più salutari ed equilibrate. Le vendite dei prodotti e dei cibi sono però crollate e gli stessi consumatori non hanno poi modificato più di tanto il loro regime e le loro abitudini. Tra l’altro, per evitare di pagare troppo, sono aumentati gli acquisti di cibi di qualità inferiore e meno costosi.

Le casse danesi sono state influenzate negativamente, a causa soprattutto delle spese amministrative: in effetti, bisogna tenere conto che da quasi due anni a questa parte è lievitato letteralmente il commercio di frontiera con la Germania, con un conseguente rialzo dei costi delle vendite al dettaglio. Ecco perché il governo di Copenaghen ha deciso di dire basta. La nazione scandinava aveva fatto da apripista a una soluzione tributaria di questo tipo, seguita a ruota dall’Ungheria. Di solito, le aliquote tendono a variare da un minimo di cinque a un massimo di venti punti percentuali: inoltre, i cibi più colpiti sono gelati, patatine fritte, cioccolata e anche le bevande gassate. Per il momento, infine, sembra il Regno Unito il paese più convinto di introdurre una tassa del 20% sulle bibite ad alto contenuto di zucchero.