Gli aumenti fiscali della Svizzera sul tabacco

di Redazione 1

Il Consiglio Federale della Svizzera ha appena deciso di aumentare l’imposta sul tabacco di dieci centesimi, un provvedimento che sarà valido a partire dal prossimo 1° aprile: le tariffe nuove di zecca sono presto dette, visto che si spazierà da un minimo di 5,90 fino a un massimo di otto franchi. Le Finanze elvetiche hanno spiegato il perché di una misura così drastica. Anzitutto, si tratta di un bisogno economico (le casse statali possono beneficiarne in modo evidente), senza dimenticare quello più prettamente sanitario e salutistico. In aggiunta, il terzo motivo consiste nell’adeguamento dei prezzi a quelli delle nazioni vicine, molto attive per quel che riguarda gli acquisti transfrontalieri (anche la benzina è coinvolta).

Quanto aumenterà in termini concreti il gettito tributario? La Svizzera potrebbe accogliere con questo rincaro cinquanta milioni di franchi ogni anno, mentre gli effetti sulla salute dei cittadini sarebbero già ben visibili e riscontrabili, visto che la politica degli aumenti è stata avviata lo scorso anno. Tra i paesi limitrofi che sono stati presi in esame per tale campagna figurano la Francia, la Germania, l’Austria e ovviamente l’Italia, ma si è prestata molta attenzione anche alla tassazione media relativa all’Unione Europea. La lotta al contrabbando, poi, non ha fatto che incentivare tutto questo.

Le sigarette svizzere devono sopportare una imposta sul tabacco che grava per circa il 55% del prezzo totale, una percentuale che tende a salire fino al 72% nel caso di marchi meno prestigiosi. Che cosa c’è da dire in questo senso per quel che concerne il nostro paese? Gli italiani sono favorevoli alla tassa sulle sigarette, un sentimento che è emerso con chiarezza la scorsa estate. Le imposte che già esistono dalle nostre parti e che colpiscono i tabacchi lavorati in generale sono diverse: l’elenco in questione comprende l’Imposta sul Valore Aggiunto (Iva), pari al 21% del prezzo di vendita, l’accisa e il dazio (quando il prodotto proviene da paesi non comunitari).

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