Troppe tasse mettono a rischio l’agricoltura

di Laura 1

La manovra economica “salva Italia” sembra aver dimenticato uno dei settori più importanti del nostro Paese: il primario, o almeno é quanto sostiene il Presidente di Confagricoltura. Il decreto, al vaglio dei due rami del Parlamento non soddisfa l’organizzazione, sono previste tante tasse, ma poche o nulle misure a sostegno della crescita del settore primario e, al contrario di dare sostegno in questo periodo di crisi, porta incrementi di tassazione per il settore agricolo che vanno dal 100 fino al 400 per cento.

L’allarme è stato lanciato proprio da Confagricoltura la quale sottolinea come i tantissimi fabbricati rurali sparsi nel nostro territorio, il cui reddito è già ricompreso in quello dei terreni, saranno oggetto di una duplicazione di imposta. In testa alle preoccupazioni e alle polemiche delle organizzazioni agricole c’è l’Imu, l’Imposta municipale unica che avrà l’arduo compito di sostituire l’ICI (che il precedente governo aveva abolito per la prima casa) e colpirà fabbricati rurali fino ad oggi esenti e funzionali all’attività agricola. Inoltre é stata disposta la soppressione dell’ente irriguo di Puglia, Lucania e Irpinia.

Niente interventi per lo sviluppo, solo tasse, compresa una patrimoniale mascherata. Caro Monti, qui crolla il sistema agricolo nazionale – ha detto senza esitazioni il Presidente di Confagricoltura, Mario Guidi -. Per il nostro comparto, l’unico che negli ultimi anni ha dato occupazione, è una manovra devastante. Per modalità e intensità. In fase di modifiche la nostra categoria ha ottenuto emendamenti peggiorativi. Una vera persecuzione. Poi c’è la conta dei danni ingenti che dovremo subire. Accettiamo l’incremento per le rendite dei terreni agricoli del 60%. L’accatastamento dei fabbricati rurali, che ci servono per lavorare, da sempre sono inseriti nel valore dei terreni. Ora sono stati scorporati e hanno un livello di tassazione specifica che si va aggiungere a quella dei terreni. Una doppia tassazione, inaccettabile. Chi prima pagava 2mila euro di Ici adesso ne pagherà 8mila di Imu.

 

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