Aliquote Irpef e quoziente familiare nella Riforma del Fisco 2010.

di giannip 1

Da qualche giorno in Italia si è aperto un dibattito sulla riforma del Fisco dopo che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato di voler introdurre nel nostro Paese due sole aliquote ai fini del prelievo sull’imposta sui redditi. Le aliquote sono quelle del 23% e del 33%, e quindi verrebbero abolite tutte le altre aliquote attualmente in vigore, ed in particolare anche quella più elevata sopra il 40%. I tempi per mettere a punto una riforma di questo tipo saranno comunque lunghi per diverse ragioni, tra cui quella primaria che è legata al mantenimento in ordine dei nostri conti pubblici. Anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, è pienamente d’accordo con la proposta del Premier, mentre i Sindacati allo stesso modo stanno formulando delle proposte che, chiaramente, puntano a riformare il Fisco rendendolo più equo nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

E se il Segretario generale della Cisl Bonanni, in attesa che venga messa a punto la riforma del Fisco, caldeggia il varo di un bonus da erogare subito a favore delle famiglie colpite dalla crisi, la Cgil allo stesso modo si è spinta oltre la riduzione delle aliquote a due chiedendo l’abbassamento dell’attuale prima aliquota, al 23%, invitando apertamente il Governo a varare una riforma che ne garantisca l’abbassamento al 20%.

L’Ugl, per voce del segretario confederale Paolo Varesi, “spinge” invece nella direzione del quoziente familiare, ovverosia nella definizione di un meccanismo di tassazione che garantisca alle famiglie numerose, a parità di reddito familiare, di pagare meno tasse. Questo perché il numero dei componenti del nucleo familiare incide sul tenore di vita della famiglia stessa, così come, nell’ambito di una riforma fiscale dove, secondo l’Ugl, la famiglia debba essere posta al centro, occorre anche alleggerire il peso fiscale a carico dei pensionati e dei lavoratori dipendenti. In questo modo, finalmente, nel nostro Paese ci sarebbe una distribuzione più equa e reale della ricchezza.

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