I Btp conservano appeal nonostante la mini patrimoniale

di Redazione Commenta

Sotto l’albero i risparmiatori hanno trovato una nuova imposta sui conti correnti e depositi che potrebbe essere un preludio ad altri tipi di imposte patrimoniali. In particolare l’imposta, che ha un minimo di 34 euro ed una aliquota dell’1 per mille, nel 2013 avrà un’aliquota maggiorata (1,5 per mille) e nessun tetto massimo.

Tuttavia le novità fiscali inerenti il risparmio e gli investimenti non si esauriscono qui visto che farà la sua comparsa nel nuovo anno anche la cosiddetta tobin tax. La tassa sulle transazioni finanziarie riguarderà le operazioni di compravendita titoli e derivati. In particolare il nuovo tributo avrà una aliquota dello 0,12 per cento sulle transazioni di titoli azionari fatti in mercati regolamentati. Per quanto riguarda i titoli Otc la tassa sale invece allo 0,22 per cento. Per i derivati l’imposta sarà fissa e varierà da 0,1 a 100 euro in base al valore nozionale di riferimento.

Tuttavia nonostante le intenzioni dell’esecutivo di tassare il risparmio, l’appeal degli investitori per Btp e titoli di Stato appare immutato. Da un calcolo effettuato infatti si è visto che i titoli statali sono diventati tra i più remunerativi del panorama finanziario. Ad esempio i Btp hanno fruttato, tra cedola e rendimenti in capital gain, il 18,8 per cento nell’anno passato. Nel 2013 difficilmente si raggiungerà un rendimento di tale ammontare ma i Btp italiani rimangono comunque un investimento appetibile sull’intero panorama degli investimenti europei.

Per quanto riguarda il dettaglio i titoli maggiormente remunerativi appaiono i btp con scadenze comprese tra i 5 ed i 7 anni. Per chi ha la possibilità di investire una ingente somma (parliamo di oltre 100 mila euro) appare anche appetibile collocare circa il 10 % del capitale su obbligazioni a medio alto rischio, che presentano rendimenti intorno al 5 – 5,5 %.

Da ultimo anche le obbligazioni societario possono rappresentare una valida forma di investimento, sopratutto per quanto riguarda le emissioni delle grandi aziende come Eni o Enel.