L’evasione del fisco, qui in Italia, sembra concentrarsi su professioni molto specifiche. I dati più recenti sulle dichiarazioni dei redditi evidenziano una profonda spaccatura nel panorama delle partite Iva in Italia. Le analisi del Ministero dell’Economia mostrano due realtà distinte: da un lato i comparti storicamente più trasparenti, dove oltre il sessanta per cento dei contribuenti risulta in regola, e dall’altro i settori esposti al rischio di infedeltà fiscale, con picchi in cui appena il trenta per cento degli operatori supera i controlli.

Le professioni meno corrette sull’evasione del fisco
Lo strumento utilizzato per tracciare questa mappa è rappresentato dagli Indici Sintetici di Affidabilità, noti come Isa. Questi indicatori assegnano un voto da uno a dieci per verificare la coerenza dei ricavi rispetto a parametri statistici. Per accedere al regime premiale ed evitare verifiche stringenti, è necessario raggiungere la soglia dell’otto. Nonostante un miglioramento generale stimolato dal concordato preventivo biennale, il divario tra le categorie resta profondo.
Tra le figure professionali più vicine alle richieste del Fisco spiccano l’intero settore sanitario, commercialisti, ingegneri e consulenti del lavoro. Esaminando i redditi medi, emergono discrepanze macroscopiche tra i contribuenti promossi e quelli giudicati insufficienti. Nel caso dei commercialisti virtuosi, i guadagni medi sfiorano i centoquarantamila euro annui, a fronte dei circa cinquantamila dichiarati da chi si colloca sotto la sufficienza. Lo stesso andamento si osserva tra i medici e i dentisti promossi, i quali denunciano cifre superiori ai centomila euro, mentre i colleghi non affidabili si fermano a meno della metà.
Questa forbice si riflette anche nel commercio e nei servizi, settori che includono ristoratori, ambulanti, tassisti e concessionari d’auto. I ristoratori considerati affidabili dichiarano una media di circa sessantacinquemila euro all’anno, una somma che crolla a quindicimila euro per coloro che hanno un Isa insufficiente, una cifra pari a circa mille euro mensili per un’intera attività. Nel comparto dei trasporti, i tassisti e i conducenti di noleggio con conducente promossi registrano entrate medie di cinquantaquattromila euro, contro i trentatremila euro di chi non ottiene la sufficienza.
I trend più recenti mostrano comunque una mappa in evoluzione. Si registra un netto balzo in avanti della fedeltà fiscale per i negozi di alimentari, seguiti da psicologi, geometri, architetti e avvocati. Al contrario, la quota di contribuenti in regola subisce una contrazione tra gli ambulanti, gli agenti di commercio e i concessionari d’auto. Anche il settore delle farmacie mostra una decisa flessione, fenomeno giustificato dal ridimensionamento dei fatturati straordinari registrati durante la pandemia, seguiti da cali più contenuti per tabaccherie, bar e macellerie.






