730 precompilato, come comportarsi se arriva l’avviso bonario

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Il modello unico come soluzione in caso di missiva.

I soggetti che riceveranno una delle 220mila lettere di avviso bonario inviate in questi giorni fisco a seguito di anomalie nella dichiarazione del 730 precompilato, per mettersi in regola dovranno presentare il Modello Unico entro il prossimo 29 dicembre 2015.

Costoro potranno farlo in modo autonomo, nel caso ne siano capaci, utilizzando il pin che permette l’accesso alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle entrate. Altrimenti, come sempre, dovranno rivolgersi a un Cafo a un commercialista. Tra l’altro il lavoro di questi ultimi potrà risultare di molto semplificato perché i dati relativi al contribuente potranno essere desunti dal 730 precompilato che i tecnici del fisco avevano comunque predisposto per questi soggetti che poi sono risultati inadempienti.

Ovviamente, oltre al Modello Unico, l’irregolarità rilevata dal fisco costerà anche qualcosa ai contribuenti coinvolti in questa vicenda. Anche in questo caso non stiamo parlando certo di stangate, visto che come accennato il nuovo corso dell’Agenzia delle entrate punta su interventi meno punitivi. Ad esempio, si dovranno innanzitutto versare 25 euro per la presentazione tardiva del Modello Unico, una cifra decisamente più abbordabile rispetto ai 256 euro che si pagavano in passato.

Inoltre, tutti quelli che decideranno di mettersi in regola entro i 90 giorni prossimi, per quanto riguarda l’Irpef non pagata, potranno sfruttare il cosiddetto ravvedimento operoso, che prevede una sanzione del 3,75% sulla somma dovuta, più gli interessi calcolati al tasso legale dello 0,5% annuo, che scatteranno a partire dal 16 giugno, data ultima per la presentazione regolare del 730 precompilato.

Vale la pena ricordare che nelle intenzione dell’Agenzia delle Entrate, le missive in questione vogliono solo avere la funzione di avviso bonario, per mettere in guardia sul fatto che secondo i database dell’erario, qualcosa non torna. Le 220mila lettere insomma, rientrano a pieno titolo in quel nuovo corso che si vorrebbe introdurre nel rapporto tra cittadini e fisco.