Stop agli sgravi fiscali per 20 miliardi, chi ne subirà le conseguenze

di Sofia Martini Commenta

Dopo che è arrivata la conferma di una crescita ferma e un Pil 2014 che sarà vicino allo zero, il governo ha smentito una trattativa in corso con Bruxelles che avrebbe portato all’Italia un margine di quattro miliardi di euro. «Era un’invenzione – garantisce una fonte del governo – visto che tutto sta avvenendo alla luce del sole». Ma l’autunno dei conti pubblici, non comincia come si deve.

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I tecnici del ministero dell’Economia stanno modificando il Def, il documento del governo con le previsioni macroeconomiche e gli obiettivi di finanza pubblica. Con un Pil fermo, in confronto a una previsione dello 0,8%, scompare ogni speranza di centrare gli obiettivi europei. Il mandato di Palazzo Chigi a Padoan è di proseguire nel garantire che sarà rispettato il deficit al 3%. La ragione è la reazione della Germania e della stessa Commissione europea alle notizie girate in Italia su una più grande flessibilità: diminuzione obbligatoria del deficit strutturale dello 0,25% riguardo all’attuale 0,5%, ma anche il rimando del pareggio di bilancio al 2017.

Il  governo deve fare i conti, concentrandosi sugli obiettivi del 2015. La cifra da coprire è di circa 16 miliardi, stando al il ministero dell’Economia. Ma c’è il rischio che tocchi i 20. Renzi deve recuperare i soldi per confermare il bonus da 80 euro, per alcune spese incomprimibili, per la cassa integrazione. Il ministero dell’Economia vuole confermare le coperture: 13 miliardi dalla spending review , anche se i risultati ci saranno solo a fine anno. Poi la diminuzione di spesa per interessi, la lotta all’evasione e l’aumento del gettito Iva per gli aumenti decisi dalle precedenti manovre. Il rischio che i conti non tornino è reale. E per questo al ministero dell’Economia si inizia a fare i conti con la clausola di salvaguardia che assicura le entrate del piano di Cottarelli, cioè il taglio alle detrazioni fiscali, per cui c’è già un programma: tre miliardi nel 2015, sette nel 2016 e 10 nel 2017. Venti miliardi che non saranno utilizzati per una diminuzione generalizzata delle imposte e che quindi finiranno certamente per fare aumentare la pressione fiscale.