L’articolo 18 è un deterrente per le imprese

di Sofia Martini Commenta

E’ nuovamente scontro sull’articolo 18, che obbliga al reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Si divide il governo, e anche il Pd,  dopo la richiesta avanzata da Angelino Alfano per abolirlo entro agosto, Susanna Camusso, il segretario generale della Cgil, su Twitter dice: «Bisogna creare lavoro non discriminazione! Basta con le vecchie e fallimentari ricette della destra. Cambia verso».

«Oggi l’articolo 18 è assolutamente solo un simbolo, un totem ideologico, proprio per questo trovo inutile stare adesso a discutere se abolirlo o meno. Serve solo ad alimentare il dibattito agostano tra gli addetti ai lavori», sostiene il premier Matteo Renzi in un’intervista rilasciata a Millennium. «Si è fatto un ddl delega che si sta discutendo in Parlamento – prosegue -. È giusto o no riscrivere lo statuto dei lavoratori? Sì, lo riscriviamo. E riscrivendolo pensiamo alla ragazza di 25 anni che non può aspettare un bambino perché non ha le garanzie minime, non parliamo solo dell’art. 18 che riguarda una discussione tra destra e sinistra».

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Intanto la Cgia stima che le aziende interessate dall’articolo 18 (viene applicato solo in quelle con più di 15 dipendenti) sono soltanto il 2,4% del totale, anche se riproducono il 57,6% dei lavoratori italiani occupati nel settore privato dell’industria e dei servizi.

«Anzichè pretendere inutilmente di accelerare la discussione sull’abolizione dell’articolo 18 inserendola già nel prossimo Sblocca-Italia, (richiesta giustamente respinta dal vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini), Alfano farebbe bene a chiarire nel primo Consiglio dei ministri utile che fine ha fatto ‘Quota 96’ degli insegnanti», dice Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera.