Facebook e Google usano paradisi fiscali per eludere tasse

di giannip 1

Il giro di vite contro i colossi Google e Facebook sono solo il primo di quella che promette essere una vera e propria battaglia fiscale da parte dei funzionari italiani verso le multinazionali che dichiarano i ricavi generati in Italia in paesi con aliquote fiscali più basse .

La questione è venuta a galla in diversi paesi europei, a causa della crescita delle grandi multinazionali che rende difficile determinare quale parte della loro organizzazione. Ma l’Italia è stata all’avanguardia nella presa di posizione.

Il mancato pagamento delle tasse in Italia ha coinvolto all’inizio Apple e Amazon, ma l’Italia ha ora quattro casi aperti contro le aziende tecnologiche con sede negli Stati Uniti. Facebook e Google sono emigrate verso i paradisi fiscali per eludere le tasse, usando una scappatoia della legge britannica, inviando parte del proprio fatturato alle Isole Cayman, mentre Google avrebbe usato la sua sede in Irlanda per spedire oltre mezzo miliardo di euro in una sussidiaria nelle Cayman.

“La verità è che è davvero difficile dimostrare irregolarità in questi casi. Google deve pagare le tasse in Italia ma è così complicato dimostrare se il prodotto che ha generato un reddito specifico è stato creato in un determinato paese”, ha detto Marco Anselmo, consulente fiscale di Hildebrandt e Ferrar a Milano.

Le autorità fiscali italiane sostengono che Google abbia guadagnato almeno 500 milioni di euro dalla vendita di spazi pubblicitari in Italia. “Neanche un euro è giunto al Tesoro italiano e intanto Google deve 96 milioni di euro al Fisco,” ha detto un portavoce della polizia.

“Come è normale che sia per un’azienda presente in decine di nazioni sparse per il mondo, compiliamo report sulle nostre attività locali; queste informazioni però non rispecchiano necessariamente le performance globali, quindi sarebbe un errore tirare delle conclusioni sulla base di questi report”, hanno replicato i vertici di Facebook. L’ultima novità riguarda Google che pochi giorni fa ha trasferito 9,8 miliardi di dollari alle Bermuda, evitando così di pagare circa due miliardi di tasse, ma ora gli Stati hanno iniziato a pressare Google e Facebook, preparando nuove contromisure per costringerle a pagare le tasse.

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