Dai contribuenti più di 530.000 ricorsi al Fisco

di Sofia Martini Commenta

Quella tra Fisco e contribuenti è una partita che non accenna a volgere al termine, soprattutto sotto il profilo legale. In base al rapporto del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e della direzione della giustizia tributaria del 2016 sono più di 530.000 i ricorsi pendenti alla fine del 2015, per un valore complessivo pari a 33,5 miliardi di euro di tasse contestate.

scontrino-fiscale-300x240

In un anno, secondo il rapporto studiato dalla Fondazione Luigi Einaudi e da SOS partita IVA, le diverse commissioni tributarie hanno smaltito 298.313 ricorsi, tuttavia gli italiani ne hanno presentati altri 256.901 di nuovi. Alla resa dei conti, il numero delle cause per fisco è però sceso del 7,2%, mentre i tempi per trovare una soluzione sono ancora troppo lunghi.

Più di quattro anni e cinque mesi tra primo e secondo grado. Nella diatriba tra le diverse strutture del Fisco (dalle dogane alle entrate, da Equitalia agli uffici fiscali dei comuni) e il contribuente, l’erario ha la meglio solo in 4 casi su 10 quando invia un accertamento. Esattamente nel 44,6% delle liti in primo grado e nel 45,2% nel secondo, ma si raggiungono punte del 70% nelle liti promosse contro l’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente riesce, invece, a mettere in difficoltà il fisco nel 32,4% delle contestazioni di primo grado e nel 40,3% di secondo grado. “In ballo, nel confronto fisco-contribuente, non ci sono spiccioli. Le contese – si legge nella nota diffusa dalla Fondazione Einaudi e da SOS partita IVA – valgono 33,5 miliardi, in pratica 130mila euro a testa. Anche se, uscendo dalla media del pollo di Trilussa, si scopre che il 68,7% del totale dei ricorsi pervenuti alle Commissioni Tributarie Provinciali riguarda controversie di valore inferiore o uguale a 20.000 euro: valgono in totale 500 milioni. Solo l’1,7% dei ricorsi, invece, si riferisce a controversie di valore superiore a 1 milione di euro (15,2 miliardi il valore complessivo)”.

Cifre che“mostrano – continua la nota – come il ‘declino fiscale’ in cui da molti anni versa l’Italia, insieme alla formazione culturale illiberale cui generazioni di nostri connazionali sono sottoposti, è causa di demagogia la quale a sua volta alimenta e riproduce declino sotto nuove forme”, quali il debito pubblico imperante e i problemi legati al nostro sistema pensionistico. Come soluzione la Fondazione Einaudi e SOS partita IVA propongono l’abolizione del grado di appello quando il giudice tributario dà pienamente ragione al contribuente e la soppressione del principio del “solve et repete” che pone il contribuente come un presunto evasore fiscale e lo costringe a pagare, anche se intanto ha fatto ricorso.