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La riforma fiscale del Giappone

 
Simone
28 marzo 2012
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L’Italia e il Giappone sono due paesi molto lontani sia dal punto di vista geografico che da quello culturale, ma in questo preciso momento storico c’è qualcosa che le accomuna: si tratta della riforma fiscale, molto discussa nel nostro paese, ma anche a Tokyo e dintorni. In effetti, il governo nipponico sta preparando nel dettaglio la bozza in questione, puntando soprattutto su alcuni fattori, come ad esempio l’incremento dell’aliquota dell’imposta sui consumi (si dovrebbe passare dal 5 all’8%, ma soltanto tra due anni) e il nuovo trattamento tributario da destinare alle piccole e medie imprese. L’obiettivo finale sarà quello di rendere il sistema fiscale ancora più credibile agli occhi di tutti.

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Ma non si tratta soltanto di questo ovviamente. Un altro elemento fondamentale sarà quello dell’aumento dell’imposta sul reddito individuale dei contribuenti, con l’aliquota destinata a salire fino al 45% (attualmente è ferma al 40%), ma soltanto nelle ipotesi in cui i redditi da sottoporre a imposizione fiscale andranno a oltrepassare i cinquanta milioni di yen nel 2015. La tassa sull’eredità, uno dei perni del fisco giapponese, vedrà diminuire la propria esenzione, dunque non più cinquanta milioni di yen, ma trenta. La stessa ventata di novità andrà a coinvolgere l’esenzione per le società di nuova costituzione, con le vendite da tassare nel caso di superamento di cinquecento milioni di yen.

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L’esecutivo in questione ha previsto dei cambiamenti anche in relazione alle cessioni di beni e servizi, una mossa necessaria per riuscire a dare un giusto contorno al deficit fiscale che caratterizza il paese: in questo caso sarà necessario il voto favorevole da parte del Parlamento, con la misura più interessante che prevede un aumento delle tasse sulle vendite, con un ulteriore rialzo nel 2015. In conclusione, non si possono dimenticare i provvedimenti per la ricostruzione delle zone maggiormente colpite dal terremoto di un anno fa.

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